VERONA. Il ritorno a Verona dei quadri rubati a Castelvecchio sembra essere questione di pochi giorni: forse già alla fine della prossima settimana.La svolta è arrivata ieri, dopo un colloquio telefonico tra il sindaco Flavio Tosi e l'ambasciatore ucraino in Italia, Yevgen Perelygin, che ha spiegato domani, la Procura Militare ucraina passerà alla Procura Generale la competenza in materia. VERONA. Adesso, davvero, ci siamo. Il ritorno a Verona dei quadri rubati a Castelvecchio sembra essere questione di pochi giorni: forse già alla fine della prossima settimana, la lunga attesa dovrebbe aver fine. La svolta è arrivata ieri, dopo un colloquio telefonico tra il sindaco Flavio Tosi e l'ambasciatore ucraino in Italia, Yevgen Perelygin. Perelygin ha spiegato che già nella giornata di domani, la Procura Militare ucraina, titolare a tutt'oggi della giurisdizione sulla vicenda, consegnerà le 17 opere d'arte trafugate alla Procura Generale (civile), cedendo ad essa la competenza in materia. Fatto questo, occorrerà solo attendere il definitivo «nulla osta» da parte del governo: e visti i rapporti esistenti tra la nostra città e il «veronese ad honorem», Petro Poroshenko, la questione dovrebbe risolversi nel giro di poche ore. Dopo di che, i contatti diretti (già in corso) tra la Procura di Kiev e la Procura della nostra città definiranno gli ultimissimi dettagli (per esempio su quale sarà il volo di Stato, ucraino o italiano, che riporterà a casa le opere d'arte). L'operazione dovrebbe concludersi al massimo in 8 o 10 giorni. Sarà invece Palazzo Barbieri, d'intesa con il governo, a decidere le modalità con cui le opere d'arte verranno «ripresentate» alla città, con una cerimonia cui sarà presente il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ma alla quale potrebbe partecipare anche il premier Matteo Renzi. Una cerimonia che celebrerà la fine di un incubo durato oltre sette mesi. Era infatti il 19 novembre 2015, quando una delle più clamorose rapine che si ricordino fece «sparire» 17 tra i più preziosi dipinti conservati al Museo di Castelvecchio: dal «Giudizio di Salomone» del Tintoretto alla «Madonna della Quaglia» del Pisanello, dalla «Dama delle licnidi» di Peter Paul Rubens alla «Sacra famiglia con una santa» del Mantegna ad altri capolavori, compreso il popolarissimo e sorridente «Fanciullo con disegno» di Giovanni Francesco Caboto. Subito si sospettò della guardia giurata (che peraltro continua a proclamarsi innocente) come possibile complice di una banda raffinatissima. Poi invece, ci si è indirizzati verso malviventi un po' raffazzonati ed arruffoni, che comunque di quella guardia giurata avrebbero fatto uno strumento della loro impresa. Per saperne di più, si era comunque dovuto aspettare fino al 6 maggio, quando (su consiglio della Procura della Repubblica di Verona) la Procura militare ucraina ritrovò tutte le tele. Ma l'attesa di riavere il maltolto non era finita. Cominciò così un lavorio anche «politico» per cercare di stringere i tempi: inviti all'ambasciatore, colloqui col console, voli a Kiev del sindaco Tosi. Ed anche, appunto, la cittadinanza onoraria di Verona al presidente Poroshenko, oggetto di aspre polemiche in consiglio comunale ma difesa da Tosi nel quadro di quei buoni rapporti diplomatici senza dei quali l'attesa avrebbe rischiato di prolungarsi ancora più a lungo, visto che, aveva spiegato il sindaco, una questione analoga (furto di quadri in Olanda e ritrovamento in Ucraina) si era trascinata per quasi sei anni.