Oggi l'installazione sul lago d'Iseo di Christo, The Floating Piers, chiuderà in bellezza. È previsto un flash mob di visitatori travestiti da Gesù Cristo, felici di camminare letteralmente sulle acque, in goliardica scia al nome dell'artista bulgaro, messianico, che mai come questa volta si è fatto pescatore di uomini. Christo non ha portato l'arte tra la gente ma la gente (moltitudine di individui che lotta per non abbrutirsi nell'affollarsi) nell'arte. Le persone si sono accalcate come formiche, ma in libera uscita, vogliose di cicaleggiare, sui moli fluttuanti, dal colore cangiante a seconda di luce e umidità: un'installazione tanto operosa nella lunga preparazione quanto effimera nella sua breve durata. Temporaneo, dunque, ma pur sempre un riuscitissimo monumento alla cultura del fare, vittoriosa su quella del non fare (il merito va ai comuni e a chi ha reso possibile quest'opera che altrove aveva incontrato difficoltà). In ideale dialogo con la passerella del decumano di Expo e il galà del Colosseo di Roma restaurato. Senza appesantire la passerella di messaggi che non ha, si può dire che Christo ha dimostrato che l'arte può essere un bene comune, libera nell'accesso. Senza la retorica del benecomunismo , sarebbe un insulto per chi è fuggito dalla Bulgaria comunista. Il denaro non è pubblico, è dell'artista stesso. I conti si faranno alla fine, ma l'indotto che l'opera ha portato ha cifre impressionanti. L'arte può (ri)pagare. La sostenibilità dell'opera è però anche estetica: The Floating Piers ha impreziosito un bel sito, sottolineando con la fluorescenza scolastica dell'evidenziatore la bellezza del paesaggio: e qui arriva uno schiaffo ai cultori della sostenibilità per esempio energetica che, altrove, con le pale eoliche, deturpa il paesaggio italiano (bene rifugio dei maturandi che hanno scelto il paesaggio come tema per la prova scritta d'italiano). Per il successo dell'opera, certo, han contato la notorietà dell'artista, il battage mediatico, la gratuità dell'evento e l'effetto struscio cristologico della passerella. Forse, però, anche l'aver sottratto l'esperienza ambigua e liberatoria dell'arte alla tirannia della critica, altrimenti spietata nel far sentire ignoranti. Come nella scena del film Dove vai in vacanza? (1978), dove Augusta si abbandona su una sedia scambiata per una sedia, che è un'opera d'arte. Sul Lago d'Iseo, invece, la passerella di Christo resta una passerella, perché deve venire percorsa, ma è anche cornice e segno di un'opera d'arte. E la si può attraversare in ogni direzione, senza limiti di sosta e di senso interpretativo, senza la feticistica tentazione del Bookshop: il catalogo, le cartoline, sono fatte con gli smartphone, a comporre l'auto-tassidermia digitale del visitatore social che con i selfie oggi imbalsama di sé ciò che vede. Domani, la passerella chiude. Sarà visitabile, virtualmente, su Google Street view, che l'ha fotografata a futura memoria.
Christo siamo noi
Oggi si chiude l'installazione "The Floating Piers" di Christo sul Lago d'Iseo. L'opera è stata realizzata con la collaborazione di moltitudini di persone che hanno camminato sulle acque fluttuanti. La passerella, di colore cangiante, è stata un monumento alla cultura del fare e alla sostenibilità. L'arte di Christo è stata un bene comune, accessibile a tutti, senza richiedere denaro pubblico. L'opera ha anche impreziosato il paesaggio del lago, sottolineando la bellezza naturale. La sostenibilità dell'opera è stata anche estetica, non solo in termini di impatto ambientale, ma anche in termini di esperienza del visitatore.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo