C'è uno spreco che non trova risposte nella ricca Lombardia. È uno spreco di tempo, che allontana soluzioni possibili, brucia risorse e danneggia l'ambiente. Come può essere che il fiume Ticino, inserito in un Parco che è la più grande realtà ecologica territoriale della regione, debba aspettare mesi e anni per interventi già decisi di tutela e manutenzione e il ministero dell'Ambiente non mantenga l'impegno a ridiscutere con la Svizzera il rilascio d'acqua dal lago Maggiore? L'inerzia del sistema, come si dice quando burocrazia e ritardi intralciano ogni buon senso, chiama in causa la politica. Commenta Luigi Duse, vicepresidente del Parco: «C'è un fiume da tutelare, come scrigno di biodiversità e ricchezza per l'agricoltura anche di qualità. Ma è trascurato, maltrattato. Il tratto a monte del ponte di barche di Bereguardo deve essere sistemato a causa di un progetto sbagliato. Tre anni fa erano stati decisi i primi lavori. Il finanziamento della Regione Lombardia doveva partire dal giugno 2016. Adesso si scopre che per il progetto servirà aspettare ancora 18 o magari 20 mesi. E in questo modo si passa al 2018». Il Ticino soffre. Per le sponde erose, l'instabilità dell'alveo, il livello dell'acqua che si alza e si abbassa di colpo perché la Svizzera decide quando e come aprire le sue dighe e sul lago Maggiore non vogliono mantenere l'innalzamento troppo a lungo. Così, per salvare qualche spiaggia privata, dicono i maligni, invece del rilascio controllato l'acqua precipita a valle con nefaste conseguenze: Borgoticino, a Pavia, ne ha già fatto le spese, l'ecosistema pure. È curioso doversi sempre ripetere sulla questione ambientale in Italia. Se ne parla quando non se ne può fare a meno, in caso di alluvioni e disastri. La prevenzione è un problema. La manutenzione anche. Eppure bellezza del paesaggio, qualità delle acque, difesa delle riserve naturali, non sono lo sfondo di un selfie. Sono economia e lavoro. In questo caso, per 7 mila aziende agricole, per l'industria elettrica, per il turismo ecologico. Il parco del Ticino è un area protetta dall'Unesco e fa parte della rete mondiale delle riserve della biosfera. A quarantadue anni dalla sua istituzione «è un patrimonio culturale di ricerche, dati, rilevazioni fotografiche da primato per l'Italia», scrive il suo primo presidente, Achille Cutrera. Ma questo non basta. In un Paese dove si consuma e si dissacra con facilità, spesso arrivano i fondi per le opere sbagliate e mancano quelli per i lavori importanti. Con il ponte di barche sul Ticino, a Bereguardo, è andata così. Gli investimenti che dovevano mantenere in sicurezza l'impianto, oltre a non risolvere il problema hanno peggiorato la situazione, innescando fenomeni di erosione di sponda e di fondo dell'alveo. A metà giugno dovevano arrivare i primi 400 mila euro. Invece, niente. «La realtà è che c'è disinteresse e ci sono due persone importanti, il governatore Maroni e il ministro dell'Ambiente, Galletti, che non comprendono l'urgenza dei lavori», accusa la presidente onoraria del Fai, Giulia Maria Crespi. «Governatore e ministro si mostrano distaccati, lontani dai problemi di migliaia di agricoltori che nel Ticino e nella tutela del suo Parco vedono una ricchezza. Maroni aveva garantito i primi fondi, ma davanti al cronoprogramma è sparito. Galletti non fa quello che un anno fa, con una lettera, aveva annunciato di voler fare: un tavolo con la Svizzera per regolare il livello delle acque». Servirebbe una regia, una maggiore vigilanza su tutte le questioni ambientali. Il Ticino resta il fiume azzurro della Lombardia (anche se invaso da pesci siluro e battaglioni di nutrie). Merita più attenzione da Regione e governo. Come il suo parco: è un patrimonio dell'intero pianeta da difendere e da salvare.