Reggio, il pm che esegue i verdetti di abbattimento «dimenticati» dai Comuni C'è l'antimafia dei pennacchi, che nei fatti demolisce le regole proprio mentre a parole costruisce narcisistici bla-bla-bla alla moda. E poi invece c'è l'antimafia delle ruspe al mare a Reggio Calabria, che magari non «buca» giornali e tv ma costruisce le regole iniziando a farle rispettare incredibile audacia osare provarci dopo 30 anni con la demolizione di immobili abusivi sopravvissuti incredibilmente a sentenze definitive addirittura del 1996 su reati edilizi persino degli anni Ottanta e Novanta. Le varie articolazioni statali nemmeno più sapevano dire quante sentenze, come carta straccia, si fossero ammonticchiate in 22 Comuni, tutti martoriati dall'abusivismo ma ben guardatisi in questo trentennio dal far rispettare le proprie teoriche ordinanze, acquisire in via gratuita il bene abusivo, usarlo per scopi di interesse pubblico oppure abbatterlo effettivamente con i soldi anticipati da un apposito fondo presso «Cassa Depositi e Prestiti» e poi fare ripagare le spese (come prevede la legge) agli abusivi. Alla fine il procuratore aggiunto di Reggio Calabria (già pm della Dda di Palermo), Gaetano Paci, é riuscito a censire che come nelle foto qui in pagina della demolizione, in località Santa Barbara (frazione Pellegrina) di Bagnara Calabra, di una villa a 3 piani costruita nel 2006 e affacciata sulle Eolie a colpi di piccone giudiziario c'é da far rivedere la costa e il mare dietro almeno 686 immobili abusivi (metà a Reggio Calabria, altri 166 già solo a Bagnara Calabra). Per tutti, Paci e l'aliquota del Corpo forestale di Stato nella sezione di Polizia giudiziaria hanno messo in moto una catena di atti piccoli e pazienti, ma proprio per questo «rivoluzionari» nel territorio dove l'abusivismo va a braccetto con illecito consumo del suolo, maggiore rischio di frane e alluvioni, e ovviamente lavoro e pagamenti «in nero»: geolocalizzazione, poi individuazione catastale delle opere abusive da abbattere, quindi «caccia al tesoro» negli archivi polverosi per recuperare gli iniziali atti di sequestro, identificazione dei proprietari o spesso ormai dei loro eredi, impulso alla Commissione straordinaria prefettizia per far acquisire le aree che i Comuni si erano «dimenticati» di andare a riprendersi come atto dovuto, a ordine di demolizione, ingaggio per i lavori di una ditta tra quelle iscritte alla white list della Prefettura, predisposizione della forza pubblica a presidio del cantiere, e intimazione di 90 giorni di tempo salvo pendenza di eventuali domande di sanatoria. E qui non è mancato un tocco di tragicommedia, allorchè si è scoperto che in 30 anni negli archivi comunali le domande dei condoni edilizi del 1985 e del 1994 e del 2003 non erano mai state esaminate, ma giacciono ignorate senza che mai un sì o no sia stato risposto ai richiedenti.
Le ville abusive in Calabria demolite a 30 anni dalle sentenze
Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gaetano Paci, ha censito 686 immobili abusivi lungo la costa di Reggio Calabria e Bagnara Calabra. I lavori di demolizione sono stati avviati dopo una catena di atti piccoli e pazienti, che hanno coinvolto la geolocalizzazione, individuazione catastale delle opere abusive, recupero degli atti di sequestro e identificazione dei proprietari. I Comuni hanno acquisito le aree abusivistiche e i lavori sono stati eseguiti da una ditta iscritta alla white list della Prefettura.
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