DI sentirsi «un po' come Cenerentola » se lo dice da sola. Fino alla settimana scorsa Bruna Gambarelli, 48 anni, era la direttrice della compagnia Laminarie, che dal 2009 gestisce il teatro Dom al Pilastro. Adesso è la nuova assessora alla Cultura, con una delega che comprende pure «le nuove centralità culturali nelle periferie ». Originaria di Baiso, paese del reggiano («dove stanno ancora festeggiando»), sta a Bologna da una vita, ora con un marito e due figlie. Signora Gambarelli, lei domani inaugurerà l'Arena Pasolini, un progetto di Laminarie, e per la prima volta sarà dall'altra parte del nastro. C'è un conflitto di interesse? «Sarà un giorno speciale, non potevo avere occasione migliore per salutare i miei vecchi compagni. Per il resto sono serena, già a febbraio dissi che ero orgogliosa di sapere che le Laminarie potevano andar avanti da sole, perchè avevo già deciso di fare un passo indietro e rimettermi a studiare. Ora la legale rappresentante e curatrice di Laminarie è Federica Rocchi. Mio marito resterà come dipendente, con un ruolo di direzione artistica». Cosa significa fare cultura nelle periferie? «Significa mettere insieme gli spazi e le persone che le abitano, trovare un senso nelle relazioni». Ha davanti a sé scelte difficili: la nuova direzione di Mambo e Musei, il nuovo vertice di Ert, gli esuberi al Comunale. «La decisione sul direttore di Ert sarà importante, la aspettiamo. Sui musei posso dire che credo abbiano una parte attiva da giocare in relazione alle periferie. Degli esuberi al Comunale preferirei parlare prima coi diretti interessati. L'unica cosa cui tengo, sia per il Comunale che per tutto il sistema degli operatori teatrali, è trasmettere loro la mia stima. Credo che per risolvere queste situazioni così complicate la mia formazione teatrale aiuti: il teatro educa all'attenzione, all'ascolto». Si aspettava questa nomina? «No. Sono stata scelta dal sindaco in maniera personale. E dopo lunga riflessione ho accettato. La cultura negli ultimi anni a Bologna ha fatto passi avanti notevoli, soprattutto in campo istituzionale, dalla nascita della Fondazione Cineteca all'entrata dell'Arena del Sole in Ert. Ho davanti una scommessa non meno ambiziosa: portare avanti una cultura che si muove nel contemporaneo, ma agisce in periferia». Lei ha fatto parte dell'associazione La Boa di Alberto Ronchi e si era candidata con Franco Grillini alle regionali 2014. Si definirebbe di sinistra? «Queste categorie ormai han poco significato. Credo d'esser una persona tenace e radicale nel proprio lavoro ». La sua nomina è un risarcimento all'anima di sinistra della città che non ha votato Merola al primo turno? «Questo va chiesto al sindaco. Io sono stata chiamata da operatrice culturale, quale sono». Ronchi ha tifato per lei? «Ronchi ha fatto il suo mandato e io farò il mio, non c'è connessione. Poi abbiamo profili diversi: lui è sempre stato un amministratore, io sempre sul campo. Farò un lavoro non meno radicale». Non ha paura di non essere preparata per affrontare l'altra parte? Quella politica, istituzionale, appunto. «Ci ho pensato molto, ce la farò. Esco da una palestra dura».