Dopo Santa Maria degli Angeli un altro luogo d'arte sta cedendo. Appello per il restauro Napoli. La storia si ripete, un'altra chiesa sta cadendo a pezzi. Dopo Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone adesso tocca a Santa Brigida, inglobata nella già malconcia Galleria Umberto. Dal soffitto cadono stucchi, gli affreschi si stanno incrinando e per la sicurezza dei fedeli e dei visitatori la parte centrale della navata è stata transennata con barriere di ferro e nastro biancorosso. Cosa sta succedendo alle antiche chiese di Napoli? Sembra quasi che questi piccoli cedimenti, verificatisi soprattutto negli ultimi due o tre anni, siano opera di un virus. Uno di quelli che scava nel corpo lentamente e che poco a poco ne indebolisce la pelle e gli organi. Ma cosa hanno in comune Santa Maria degli Angeli e Santa Brigida? Secondo il Comitato di Portosalvo la linea del metrò. L'associazione ha promosso dei sopralluoghi assieme al geologo Riccardo Caniparoli, che in merito ha pochi dubbi. «I danneggiamenti? Prende sempre più corpo - spiega - l'ipotesi delle vibrazioni prodotte dai passaggi dei treni e dai lavori delle nuove metropolitane cittadine». La chiesa di Santa Brigida venne regolarizzata nel 1610, dopo formale richiesta alla Curia, che fino a quel momento l'aveva considerata abusiva. E anche gli spagnoli del viceregno la osteggiarono perché la sua cupola era d'intralcio al tiro dei cannoni verso la parte più popolare della città, soprattutto quella piazza Mercato che nel 1647 vide nascere la rivolta di Masaniello. Così i preveggenti vicerè non la fecero costruire. La chiesa ospita capolavori di Luca Giordano, Massimo Stanzione e Paolo De Matteis. Un piccolo gioiello d'arte che soffre dello stesso male di Santa Maria degli Angeli. Quale sia nessuno lo sa. «Possiamo immaginarlo - spiega Antonio Pariante del comitato Portosalvo - troppe coincidenze. Chiediamo che una parte dei fondi stanziati per la metropolitana di Napoli serva a restaurare le chiese che accusano danni. E servirebbe anche realizzare un sistema di monitoraggio come a Firenze». Dove 360 edifici storici, 160 ritenuti grandi monumenti o chiese, sono sotto osservazione dal 2014. Inoltre per il metrò si decide tutti insieme, Soprintendenza, Comune e azienda costruttrice. Un livello di tutela dei propri beni che a Napoli è ancora impensabile.