Il monastero di Astino rinasce con la creazione di un percorso monumentale che ne mette in luce le opere d'arte recuperate, la storia e gli scavi archeologici. Inoltre, da domani, nell'ala ovest, è allestita la mostra dei tesori ritrovati. Ma Astino è anche paesaggio in cui perdersi: una app propone sette itinerari nella sua valle sino a raggiungere tutti i colli a ovest di Bergamo, destinati agli amanti dell'arte, dello sport e della natura. Ritrovare Astino, ripercorrendo i passi dei monaci Vallombrosani. Punto di partenza di un tour alla riscoperta del complesso monumentale è la scalinata settecentesca. Dopo pochi gradini, oltre il parapetto di sinistra, i resti della fontana della Samaritana. «Risalente al '400, dava ristoro ai pellegrini diretti a Milano, in Val San Martino e a Lecco spiega la storica dell'arte Alessandra Civai, curatrice della mostra Il monastero restituito. La storia, il restauro, le opere ritrovate . Ma nel 1710 fu distrutta per costruire lo scalone che conduce alla chiesa». La seconda tappa. Sotto al loggiato d'ingresso del Santo Sepolcro, dalla facciata del '700, che riorganizza quella preesistente romanica, è visibile la lastra tombale del sepolcro del vescovo Silvestro de' Benedictis risalente al 1511, ma frutto del riuso di un'altra lastra di epoca romana, del I secolo d.C e riferita al loculo del magistrato Blaesio. In chiesa la terza tappa: le opere ritrovate, «un tempo del monastero, poi sottratte con la soppressione napoleonica del 1797, per essere ricollocate nel palazzo del Podestà, attuale biblioteca Mai continua la curatrice o in altri luoghi cittadini. I dipinti, ora di proprietà comunale, attraverso comodato d'uso gratuito sono riposizionati come in origine». Così nella cappella di sinistra, prima dell'altare, dopo oltre due secoli e un deposito in Santa Maria Maggiore, è ricollocato il «Perdono di san Giovanni Gualberto», fondatore dei Vallombrosani. «La pala, commissionata nel 1601 a Domenico Cresti, detto il Passignano, fu eseguita dall'assistente di bottega Pietro Sorri», prosegue Civai. Sulle pareti della cappella di San Gualberto un ciclo di 5 tele raffiguranti storie di monaci e miracoli. In controfacciata, sopra all'ingresso, sono visibili i due ovali raffiguranti la Madonna e l'Angelo annunciante, in dialogo con la coppia analoga con i santi Pietro e Paolo, posti sulla parete di fondo del presbiterio. Di recente ritrovamento anche lo Sposalizio di Santa Caterina d'Alessandria di Marcantonio Cesareo, posto a sinistra dell'altare centrale, mentre alla sua destra, sopra quello laterale dei Quattro evangelisti, «andrebbe il Cristo Crocifisso di Guarinoni e Cristoforo da Bergamo, oggi in Carrara, ma da restaurare», dice la curatrice. Il percorso continua in sagrestia con la ritrovata pala della Visitazione di Antonio Cifrondi, donata dalla famiglia Maffioletti alla diocesi. Usciti dalla sagrestia, scese le scalette si esce nel chiostro, dove sono visibili gli scavi archeologici e il rendering che ricostruisce il nucleo antico, forse primo dormitorio dei monaci, demolito nel 1911 per permettere l'accesso dei carri agricoli. Altre tappe: il brolo, con alberi di ciliegio e nocciolo, il video Raccontami di Astino, con effetti 3D a cura di Adriano Merigo, proiettato nell'anti refettorio, la mostra con reperti archeologici come monete, anelli e fibbie, rinvenuti dal cimitero laico davanti alla chiesa, i frammenti in terracotta del gruppo statuario del Compianto su Cristo morto, le reliquie, simbolo di «frammenti di eternità» si ascolta dalla voce narrante emessa dalle «docce sonore». E ci si ritrova immersi nell'arte e nella storia.