C'è un palazzo squarciato alle spalle della Prefettura di Palermo, in via Lampedusa 17, dove lo scirocco trascina l'odore del mare che è lì a due passi tra il porto e la vecchia Cala. È una costruzione sontuosa, le cui pareti raccontano un pezzo di storia siciliana che abbraccia trecento anni. A cominciare dal suo ideatore e costruttore, Cesare d'Aragona, che nel XVII secolo ne cominciò la realizzazione, a finire al suo più illustre inquilino: Giuseppe Tomasi di Lampedusa che a questa dimora, acquistata nel 1788 dai suoi avi Tomasi e Valguarnera principe di Lampedusa, era profondamente legato. Tanto legato da dedicargli i suoi "ricordi d'infanzia": «La amavo con abbandono assoluto - scriveva nel 1951 - E la amo ancora adesso quando essa da dodici anni non è più che un ricordo». Il palazzo, con mura asimmetriche, ricco di saloni orlati di stucchi, cortili, e appartamenti mai finiti al secondo piano, cominciò la sua tristissima agonia negli ultimi giorni di gennaio 1943 quando uno dei bombardamenti dell'aviazione americana frantumò con uno schianto terribile tutte le sue finestre. Era solo l'inizio della fine. Il 22 marzo, l'esplosione di una nave nel porto di Palermo colpì con le sue schegge il palazzo scoperchiando l'immensa biblioteca. Tra il 5 aprile e il 10 maggio di quell'anno, altri bombardamenti lo centrarono per almeno altre due volte: quasi ferito a morte, il palazzo gemette senza più la sua scala principale e senza neanche più il grande portone. Ora questo palazzo, queste "ripugnanti rovine" di cui rimangono quasi intatti la stanza da letto della madre, i servizi e qualche salone nella sua unica ala integra, potrebbe tornare a nascere non solo nella simulazione dei progettisti che già sulla carta esiste, ma nei fatti, nella prospettiva e nelle ombre. Loro sono tre architetti, Italo Rota, Franco Miceli e Nicola Piazza pronti a scommettere che il palazzo che faranno risorgere (adesso è proprietà di privati) potrà reggere il confronto con la suggestione che esprime ancora il vecchio monumentale caseggiato benché sbrecciato e fatiscente. Mai operazione di restauro, condivisa dal Comune, è straordinariamente vicina alla filosofia di vita del barone di Salina, protagonista del Gattopardo. Quella filosofia che esprimeva un concetto, appunto, gattopardesco: se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi. Come il Palazzo di via Lampedusa, appunto.
La casa del Gattorpardo tornerà a splendere
Il palazzo di via Lampedusa 17 a Palermo è un edificio storico con mura asimmetriche e saloni orlati di stucchi. È stato costruito nel XVII secolo e ha avuto diversi proprietari, tra cui Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nel 1943, il palazzo subì danni gravi a causa di bombardamenti e esplosioni. Oggi, il palazzo è in stato di abbandono e le sue finestre sono state frantumate. Tuttavia, tre architetti, Italo Rota, Franco Miceli e Nicola Piazza, stanno lavorando per restaurare il palazzo e renderlo nuovamente habitabile.
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