Il trasferimento «forzato» di Mariella Utili dalla direzione del Polo Museale della Campania al Servizio IV Circolazione non è notizia da apprendere in silenzio. Come è successo per le tante altre seguite con ritmi serrati, grande confusione e non poche contraddizioni alla cosiddetta «riforma Franceschini». Un trasferimento in realtà non solo «forzato» ma anche «sospetto» perché sebbene imposto dall'alto è stato giustificato con un potenziale conflitto d'interessi che avrebbe reso impossibile la permanenza della Utili a Napoli. Al centro della vicenda, il suo legame familiare con Guido Savarese, amministratore delegato di un'azienda affidataria di servizi all'interno di musei e siti archeologici della nostra regione. Ebbene, di questo legame il Ministero era a conoscenza da tempo e, comunque, fin da quando le era stato affidato l'incarico di dirigere il Polo Museale della Campania. Né si venga a dire soprattutto a chi ben conosce le motivazioni spesso tortuose da cui scaturiscono le scelte ministeriali che la decisione di allontanare Mariella Utili da Napoli sarebbe maturata su sua richiesta. E che, ad ogni modo, rientrerebbe nella nuova «governance» delle strutture alle quali è affidato il vasto patrimonio culturale della Campania. «Governance» dalla quale oltretutto anche per le sue continue «variazioni» c'è solo da attendere nuova e più allarmante confusione di compiti e competenze. È lecito ipotizzare, invece, che si sia voluto allontanare definitivamente da Napoli e dalla Campania una dirigente di provata esperienza ricorrendo all'espediente di un potenziale conflitto d'interessi, peraltro facilmente risolvibile in altri termini e con altre modalità. Attendiamo ora, con qualche preoccupazione, di sapere a chi verrà prossimamente affidato il compito, certo non facile, di dirigere il Polo Museale della Campania. Ma il sospetto è che, «facendo fuori» la Utili, l'intento seguito sia stato ancora una volta quello di «rottamare» il passato, nella presunzione di rendere così più agevole e spedita la strada per il futuro (evidentemente il vero significato de Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa non ha insegnato nulla...). In realtà, la presenza a Napoli di Mariella Utili tra le poche persone ancora operative di una «squadra» ormai scompaginata e dispersa, ma che aveva fatto della Soprintendenza napoletana una struttura apprezzata anche per aver diffuso nel mondo un'immagine finalmente positiva della città attraverso l'ammodernamento dei suoi musei e la diffusa valorizzazione, a livello internazionale, del suo vasto patrimonio di storia e d'arte dava il senso di una continuità con l'opera di Raffaello Causa e, in particolare, con quella di chi scrive. In realtà, la presenza di Mariella Utili nel consiglio di amministrazione di Capodimonte da lei diretto per oltre un ventennio poteva essere d'ostacolo, con la sua esperienza e le sue conoscenze, agli intenti autorevoli e autoritari del nuovo direttore, Sylvain Bellenger, che punta a «spettacolarizzare», con l'avallo ministeriale, il Museo e il parco circostante. In realtà, Mariella Utili, pur con le sue doti di accorta diplomazia e sapiente moderazione (altro che Spinosa), poteva rappresentare un freno all'avanzare di «pressapochismo», «estemporaneità» e «populismo», tre morbi sempre più diffusi nel mondo e non soltanto dalle nostre parti. La permanenza di una dirigente che poteva vantare un'indiscutibile solidità professionale, unita alla profonda conoscenza del patrimonio artistico di Napoli e della Campania, avrebbe probabilmente agito da antidoto contro il dilagare di tali virus, permettendo all'intero sistema di virare verso un'adeguata valorizzazione culturale e turistica, con tutte le ricadute del caso in termini economici, sociali e civili. La ricetta? Semplice: avere idee chiare e precise; elaborare pochi progetti concretamente realizzabili; fare sistema per l'utilizzo e la valorizzazione di tante testimonianze di storia e d'arte presenti nella nostra regione, evitando che in nome di presunte autonomie si determinino lacerazioni e, non meno gravi, dispersioni o perdite di risorse umane e materiali. Visto in questa prospettiva, il «caso Mariella Utili» - soprattutto in quanto espressione di continuità con il passato - non è soltanto una faccenda personale e di rilevanza esclusivamente locale. È invece, osservandolo con lucida inquietudine, l'esempio più limpido e allarmante di una diffusa convinzione: che possa esserci un domani rompendo ogni forma di continuità tra passato e presente, tra ieri e oggi. Altro che rischio di «un'Europa in libera uscita»: qui, ormai, rischiamo l'addio definitivo e irreversibile al mondo civile e all'orizzonte di un futuro migliore.
Napoli. Utili, il trasferimento diventa un vero caso
Il trasferimento forzato di Mariella Utili dalla direzione del Polo Museale della Campania al Servizio IV Circolazione è stato criticato per essere un atto sospetto e potenzialmente illegale. La sua partenza è stata giustificata con il presunto conflitto d'interessi, ma si ipotizza che questo sia stato un espediente per allontanarla da Napoli e dalla Campania. La sua presenza era stata apprezzata per aver modernizzato i musei e valorizzato il patrimonio culturale della regione. Il suo trasferimento potrebbe essere un esempio di come la continuità con il passato sia stata rottamata per favorire un futuro più "spettacolarizzato" e "populista".
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