Nelle esposizioni, indagini su icone come la Maddalena Seduti sul monte Conero, guardando ciò che accade di sotto. Mentre, sul navigatore delle mostre d'arte, Osimo, Ascoli, Loreto e Senigallia si incrociano tra loro, disegnando la mappa della strategia turistica marchigiana. Fino al 2020. Già, perché in poco meno di cinque anni ce ne saranno di cose da vedere. Nel nome del Giubileo della Misericordia, filo conduttore di quattro mostre rappresentative del nuovo corso culturale. Che è iniziato ad Osimo, con «Lotto, Artemisia, Guercino. Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi», a Palazzo Campana fino alla fine di ottobre. Più di centoventi opere della collezione privata del critico d'arte escono per la prima volta dalle loro stanze. Dietro c'è la mano generosa di Rina Cavallini, madre di Sgarbi: «Era lei a comperarmi le opere alle aste: è stata una donna molto curiosa». E curiosa lo è stata anche l'inaugurazione della mostra, «con Sgarbi, gran cerimoniere della bellezza pittorica terrena, e Monsignor Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona e Osimo, tutto preso dalla sacralità delle opere», ricorda Luca Ceriscioli, presidente della regione Marche, parte attivissima in questa nuova proposta culturale, «mirata a dare una identità complessiva del territorio attraverso una bellezza distribuita». Accanto al quadro di «Cleopatra che cerca la morte», dipinto da Artemisia Gentileschi, e al ritratto di Francesco Righetti del Guercino, ecco le Marche, rappresentate da Lorenzo Lotto e dal Sassoferrato, da Cola dell'Amatrice (che ritroveremo in un'altra mostra) e da Simone Cantarini. Si gira per mostre, ma non per slogan. Per questo, «Francesco nell'arte. Da Cimabue a Caravaggio», ad Ascoli, nella sala della Vittoria della Pinacoteca civica, non può essere soltanto un omaggio a papa Bergoglio. «Le Marche sono la regione più francescana d'Italia. E proprio ad Osimo, entro un paio di anni, troverà casa l'intero archivio francescano della regione: in un ex-cinema, accanto al convento dei Frati minori», spiega il governatore. Tornando alla mostra ascolana, visitabile fino al 31 luglio, di fronte alla grande tela del Tiziano, «San Francesco che riceve le stigmate», ecco Cola dell'Amatrice, autore di una tavola sulla quale è dipinto «Il Santo di Assisi con altri confratelli». Entrambi devono molto a Cimabue nella rappresentazione di Francesco. Forse persino Caravaggio, del quale possiamo ammirare un «San Francesco in preghiera» a chiudere il cerchio col passato. Che ritornerà, dal prossimo 3 settembre, attraverso cinque secoli d'arte, «Da Simone Martini a Canova», partenza e arrivo della mostra «Maria Maddalena. Tra peccato e penitenza», a cura di Vittorio Sgarbi, in programma a Loreto, nel Museo-Antico Tesoro della Santa Casa. Grande spazio al Seicento: Guido Reni, Caravaggio e Luca Giordano: romani per convenienza, ma globetrotter per spirito. Basterebbe sfilare accanto alle rispettive Maddalene «Penitente», «In estasi» e con «Il crocifisso» per capirlo. A Senigallia, città della fotografia, l'ultima istantanea del tour museale. Il prossimo 29 ottobre inaugurerà a Palazzo del Duca, «Maria Mater Misericordiae». Artisti marchigiani e non solo chiamati a raccolta sotto il manto protettore della Vergine Maria, dove ci starebbero bene i celebri «pretini» del fotografo Mario Giacomelli nato a Senigallia in processione verso Recanati e Pesaro. La prima potrebbe diventare capitale italiana della cultura nel 2018, anno dei 150 anni dalla morte di Gioachino Rossini. Nell'attesa dei festeggiamenti per i due secoli dell' Infinito di Leopardi. Quasi quasi vien voglia di scendere dal Conero.