I ricercatori ci lavoreranno per 3 anni. E Ubertini celebra i dottori in Santa Lucia. La cerimonia di ieri per i dottori di ricerca Saranno dottorandi, specializzandi e perfino laureandi in Archeologia dell'Università di Bologna a studiare le Mura Urbiche e la grande casa nobiliare del banchiere Obellio Firmo a Pompei. Quella bolognese è la sola università, oltre a quella di Salerno, ad avere appena firmato una convenzione con la Soprintendenza speciale ai beni archeologici di Pompei per operare nei prossimi tre. Intanto il rettore ha celebrato ieri i nuovi dottori di ricerca in Santa Lucia. Saranno dottorandi, specializzandi e perfino laureandi in Archeologia dell'Università di Bologna, oltre a docenti e ricercatori, a studiare le Mura Urbiche e la grande casa nobiliare del banchiere Obellio Firmo a Pompei. L'Archeologia dell'Alma Mater comincia a fare scuola. Quella bolognese è la sola università, oltre a quella di Salerno, ad avere appena firmato una convenzione con la Soprintendenza speciale ai beni archeologici di Pompei per operare nei prossimi tre anni nel Lotto 3, quello che include aree per lo più chiuse al pubblico, inclusa quella Casa dei gladiatori interessata da un clamoroso cedimento all'epoca di Sandro Bondi ministro ai Beni culturali. Un Lotto già conosciuto dagli studiosi bolognesi, che ci lavorano da un anno per il progetto di analisi voluto dal Piano della Conoscenza. Ora che dalla Conoscenza si passa al Piano delle Opere, con un finanziamento di 100 milioni di euro, Unibo viene confermata. «La sezione Archeologia del dipartimento di Storia, culture e civiltà dell'Alma Mater ha ottenuto quest'anno un prestigioso riconoscimento spiega il rettore Francesco Ubertini , nella classifica QS World University Ranking è infatti al 36 esimo posto nel mondo per qualità dell'attività e al primo posto tra tutte le discipline dell'Ateneo, al secondo posto in Italia dopo Roma». «Abbiamo unito la tradizione di studio con un'archeologia fortemente innovativa e intrecciata con altre discipline», spiega Giuseppe Sassatelli, già direttore del dipartimento e coordinatore dell'accordo tra Unibo e Soprintendenza. A Pompei infatti oltre agli archeologi lavorano gli studiosi del dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali, a cui si devono le tecnologie più innovative utilizzate sul campo, dal telerilevamento satellitare del territorio alla scansione 3D del più piccolo reperto. Un gruppo di 15 persone sta già lavorando al cantiere formativo a Pompei, un altro gruppo entrerà in azione a ottobre. L'obiettivo è proseguire il lavoro già fatto, ovvero il rilevamento e la mappatura del territorio con laser scanner e droni. Il primo focus dell'Ateneo riguarda le Mura di Pompei che cingono la città antica per circa tre chilometri e mezzo sin dalle prime fasi di vita dell'abitato sannitico. L'obiettivo è produrre una nuova planimetria e un rilievo fotogrammetrico e tridimensionale tra Porta Vesuvio e Porta di Sarno. Il secondo riguarda la casa di Obellio Firmo, una grande dimora signorile appartenuta a un personaggio di un'antica famiglia di alto rango della Pompei sannitica. «Facciamo formazione sul campo anche in altri scavi conclude Sassatelli , ma Pompei è il luogo più importante dell'archeologia nazionale».
Task force Unibo per salvare Pompei
Il rettore dell'Università di Bologna, Francesco Ubertini, ha celebrato i nuovi dottori di ricerca in Santa Lucia. I ricercatori, tra cui dottorandi, specializzandi e laureandi, si concentreranno su due progetti: lo studio delle Mura Urbiche e della casa di Obellio Firmo a Pompei. L'Università di Bologna è stata scelta insieme alla Soprintendenza speciale ai beni archeologici di Pompei per operare nel Lotto 3, che include aree chiuse al pubblico. Il progetto ha un finanziamento di 100 milioni di euro e si svolgerà per tre anni. L'Archeologia dell'Università di Bologna è stata riconosciuta come una delle migliori al mondo, secondo la classifica QS World University Ranking.
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