Verona. Il ministero ha deciso le nomine dei nuovi soprintendenti unici. A Verona la scelta è caduta su Fabrizio Magani, già soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio per Verona, Vicenza e Rovigo. Fra qualche giorno in essa sarà inglobata di fatto, anche la soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto, con sede a Padova, la cui dirigente Simonetta Bonomi passa invece in Puglia. VERONA. La notizia che si attendeva ancora per aprile, alla fine è arrivata: il ministero ha deciso le nomine dei nuovi soprintendenti unici, motivate dall'accorpamento di quelle che erano finora tre soprintendenze separate, con rispettive competenze sui beni artistici, sull'architettura e paesaggio, infine sull'archeologia. Agli interessati è stato comunicato che la nomina sarà effettiva a giorni, a quanto pare entro la settimana. A Verona la scelta è caduta su Fabrizio Magani, già soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio per Verona, Vicenza e Rovigo, un'istituzione che accorpava le competenze di architettura e beni artistici per effetto della riforma Franceschini. Fra qualche giorno in essa sarà inglobata di fatto, per effetto del decreto di gennaio scorso, anche la soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto, con sede a Padova, la cui dirigente Simonetta Bonomi passa invece in Puglia. Un cambiamento epocale quello dell'abolizione di fatto delle soprintendenze archeologiche, che ha suscitato tra i diretti interessati molte proteste e spinto a(inutili) sit in a Roma: il timore riguarda l'attribuzione ad un unico dirigente di competenze su tre discipline molto distanti tra loro. Un'inversione di rotta drastica rispetto a quando si decise, con decreto del ministro Spadolini del 1975, di dotare Verona di una sua propria sede operativa (ultimamente diretta da Brunella Bruno dopo i molti anni di Giuliana Cavalieri Manasse) che, seppur dipendente da Padova, agisse direttamente in una città considerata tra le più importanti in Italia per l'archeologia. La riforma prevede, con la scelta entro pochi giorni dei relativi coordinatori, la realizzazione al suo interno di «almeno sette aree funzionali», come recita il decreto, rispettivamente dedicate all'architettura, al paesaggio, ai beni artistici e culturali, all'archeologia, alla ricerca e progetti educativi e ai beni demo-etno-antropologici. Sarà in mano a Fabrizio Magani dunque la riorganizzazione del complesso ente le cui competenze si estendono ora dall'uso dell'anfiteatro romano ai plateatici, dai vincoli alle modifiche sugli edifici storici, dalla gestione dei ritrovamenti negli scavi per opere pubbliche, private o sottoservizi fino all'archeologia industriale, dal restauro di affreschi e dipinti all'uso delle piazze. Proprio sulla questione dell'uso delle piazze e di quello dell'Arena si sono scatenate le più vivaci battaglie degli ultimi anni, così come sui vincoli all'archeologia industriale: quello posto ad esempio da Gianna Gaudini sull'intero complesso dell'ex Tiberghien, volto a tutelare un insieme industriale dismesso nella sua identità complessiva, è stato alleggerito da Magani, dando il via libera proprio in questi giorni all'abbattimento di alcune parti del complesso e ai lavori per la sua trasformazione in centro commerciale e alberghiero. A dimostrazione di quanto il concetto di tutela possa essere differentemente interpretato. Bonomi, che pure si era dimostrata ferrea sull'uso dell'Arena, aveva firmato con il sindaco Tosi un accordo che prevedeva una deroga per eventi di natura gastronomica, in virtù di un beneficio in termini di raccolta fondi per il restauro dell'anfiteatro.