L'ex direttore Arpa, Sesana: «L'opera serva anche a fare luce sulle criticità ambientali» Sotto la grande bellezza giallo dalia di Floating Piers ci sono gli storici veleni sedimentati sul fondo del lago, anche se in costante diminuzione nei decenni. Metalli pesanti ma soprattutto diossine e pcb arrivati soprattutto attraverso il fiume Oglio, trovati in valori oltre i limiti anche in una delle tre tinche analizzate dall'Istituto zooprofilattico. E ci sono gli inquinanti che complice l'insufficienza di impianti di depurazione hanno rubato ossigeno al Sebino, eutrofizzandolo. Il capolavoro della Land Art, di cui Christo è massimo esponente, dovrebbe fare luce sulle cicatrici ambientali e sui possibili rimedi (ad esempio in Valcamonica ci sono ancora sette comuni senza depurazione, a rischio di infrazione europea). E dovrebbe preoccuparsi anche del carico record di reflui prodotti (questa la stima) da 1,5 milioni di visitatori. Ne è convinto Giulio Sesana, chimico ed ex direttore dell'Arpa di Brescia: «Mi chiedo quali ricadute in positivo dell'opera sono previste per l'ambiente. Penso a investimenti per il miglioramento dell'eutrofizzazione costiera (alghe) e per intervenire su storici inquinanti. Questioni che necessitano di essere affrontate da parte di amministratori, Prefetto, Regione. E anche dall'artista». Sesana ricorda come «i microinquinanti sul fondale sono determinati da quanto nel passato è stato scaricato dal fiume Oglio e dalle comunità rivierasche bresciane che bergamasche (compresi gli oli ai Pcb delle centrali idroelettriche finiti nell'Oglio, ndr )». Oggi le acque del lago hanno qualità «mediocre» e lo stato ecologico è di «classe sufficiente», In miglioramento rispetto al passato: «In vent'anni è migliorato parecchio perché molto è stato fatto a monte con interventi su depuratori pubblici e industriali ma poco sappiamo sui microinquinanti persistenti (Pops), tra cui i policlorobifenili (messi al bando nel 1984) e diossine. Questo perché fare analisi sui sedimenti a fondo lago è difficoltoso: si usano indicatori secondari, come i pesci, meglio se grassi e di fondale». Il piano di monitoraggio della Regione, svolto nel biennio 20132014 su laghi e fiumi lombardi ha analizzato 163 pesci sul Sebino: su venti esemplari sono state effettuate analisi per cercare metalli pesanti (presenti, anche se sotto i limiti per piombo, mercurio e cadmio) ma anche diossine e pcb. Su tre tinche (la specialità culinaria del Sebino) una è risultata avere valori oltre i limiti (3,5 picogrammi per grammo di grasso per la somma di diossine) ma il report non riporta i valori riscontrati e non ci sono ad oggi divieti al consumo, a differenza che per le anguille sul Garda. I risultati sono comunque in netto miglioramento rispetto alla precedente campagna di analisi 2001 dell'Asl di Bergamo (si trovarono pcb in molti più specie tra cui cavedano, coregone, agone, luccio, persico, vairone, trota Fario). «Certo è difficile andare a definire lo stato dei sedimenti del lago da un campione unico commenta Sesana . Si dovrebbe fare un monitoraggio periodico». Oggi si è passati da un inquinamento di tipo industriale a uno di tipo civile (con apporto di fosforo e sostanze azotate) ed è necessario avere depuratori efficaci. «Credo che gli impianti esistenti non siano in grado di reggere un afflusso di folla come quello di Floating Piers. Mi chiedo se è stata fatta una valutazione d'impatto ambientale. Da questo punto di vista era preferibile contingentare l'accesso, magari con delle prenotazioni».