Dal 2011 la crisi edilizia ha bloccato lo sviluppo dell'area a ridosso della città. Negli edifici abbandonati segni della presenza di disperati in cerca di un rifugio MANTOVA. Forse via Donati è nata sotto una cattiva stella. Lungo quei pochi chilometri di asfalto che corrono da via Parma al Trincerone, sorta di tangenziale per evitare l'imbuto di Porta Cerese in entrata e in uscita dalla città, l'edilizia privata non fa fortuna. Da sempre inserita nei vari piani di edilizia economico-popolare del Comune e mai decollata, quell'area a ridosso del quartiere di Te Brunetti (lato destro venendo da via Parma giacchè quella sinistra ha vincoli paesaggistici) è ancora sospesa tra l'aperta campagna e la voglia della città di espandersi. Dalle cinque famiglie delle case a schiera di via Donati 1A finite nel fallimento della società costruttrice e ora a rischio sfratto, si passa, poco distante, agli scheletri di palazzine e villette mai terminate e precipitate nell'abbandono più totale. Anche loro vittime della crisi edilizia che morde dal 2008 e coinvolte nei fallimenti delle imprese costruttrici. Il primo complesso abitativo mai finito che si trova sulla destra è costituito dalle quattro palazzine che avrebbero dovuto comporre la Corte dei duchi, eleganti appartamenti tra le vie Donati e Bartolomeo Stefani (su quest'ultima affacciano, ai confini con Te Brunetti, altre palazzi costruiti all'epoca di quelli mai terminati). Si arriva da via Parma, si butta lo sguardo sulla destra e si incrociano il muro di cinta in cemento, un tratto di recinzione in ferro che viene facilmente rimossa e poi le palazzine a tre piani abbandonate, con tanto di terrazze. Tutto intorno c'è vegetazione incolta e resti di cantiere. C'è persino una gru che ancora svetta nonostante tutto. Anch'essa abbandonata al suo destino. Nel 2008, lì avrebbero dovuto nascere 55 alloggi e una decina di alloggi a cura della Sinergie edili srl, una società creata dall'ex presidente dell'Unione provinciale artigiani Davide Salvagno e da un altro ex dirigente Upa, Fausto Tarocco. Le cose dopo un po' vanno male; la Sinergie si affida alla società romana Virgiliana Immobiliare, ma la situazione precipita e nel 2011 la Sinergie viene dichiara fallita. E il cantiere si blocca. L'eredità sono i quattro edifici, disposti specularmente e rimasti lì, a memoria di quello che doveva essere e non è mai stato. Oggi sono facilmente accessibili dai disperati in cerca di un rifugio per la notte. Negli appartamenti mai finiti del piano terra non vi sono segni di bivacco, ma c'è una bicicletta abbandonata; la sensazione è che i piani rialzati siano abitati (i graffiti che campeggiano su un balcone al terzo indicano che qualcuno c'è andato). Ci sono i serramenti, ci sono pluviali e grondaie in acciaio, tutti accessori che, invece, mancano nel complesso di villette che si trova a pochi metri di distanza, retaggio di un altro fallimento, quella della società Edilizia Ferrari. Quelle villette sono immerse in una vegetazione che ne impedisce ormai la vista dalla strada e che nemmeno il cartello, ormai sbiadito, con la scritta "vendesi case di via Donati" riescono a decifrare nelle loro fattezze. In pratica, non si riesce a capire di quanti appartamenti si tratti, probabilmente più di quattro, e come siano disposti. Non ci sono infissi, ma c'è una cancellata in ferro che non basta ad impedire incursioni, tant'è che un ombrello dimenticato davanti all'ingresso del piano terra e una bottiglia sul davanzale lasciano intendere che lì ci sia vita, se non altro di notte. Ci si guarda intorno e si vedono ruderi di case coloniche nel verde, da una parte e dall'altra della strada, che fanno il paio con altre abitazioni ben tenute e "vive". A sinistra, però, vale quello che si diceva inizialmente: la zona è pregiata dal punto di vista ambientale e non si può costruire (ci sono gli insediamenti delle famiglie sinte, ma è tutta un'altra storia). A destra ci sarebbe la possibilità di espandere la città: il Pgt, infatti, identifica quella zona come ambito di trasformazione urbana, l'unico insieme al Ghisiolo dove potranno essere realizzate della case. Però, se entro novembre 2017 non si costruirà nulla, quei terreni torneranno aree agricole. I proprietari si fanno il segno della croce...
MANTOVA - Il deserto di via Donati: case e palazzi fantasma
La zona a ridosso della città di Mantova, in particolare via Donati, è stata bloccata dallo sviluppo edilizio dal 2011 a causa della crisi edilizia. Negli edifici abbandonati, segni della presenza di disperati in cerca di un rifugio sono stati trovati. La zona è stata identificata come ambito di trasformazione urbana dal Pgt, ma se non si costruisce nulla entro novembre 2017, i terreni torneranno aree agricole. I proprietari si sono fatti il segno della croce, indicando che non ci saranno costruzioni. La zona è caratterizzata da edifici abbandonati, palazzine e villette mai terminate, e da una vegetazione incolta.
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