Tre più uno: è questo lo schema delle priorità individuate della Lega per la prossima finanziaria, consegnato martedì scorso durante il pranzo da Berlusconi al ministro dell'Economia Siniscalco. Ed è in particolare su quel "più uno" che il Carroccio è pronto a dare battaglia. «Senza l'inserimento dell'autostrada Pedemontana nella lista delle Grandi Opere - annuncia un autorevole esponente di via Bellerio - noi non voteremo il Dpef». Un "più uno" irrinunciabile quindi, che accompagna altre tre richieste del Carroccio molto più mainstream, come il sospirato taglio dell'Irap, l'introduzione del reddito familiare e un intervento sugli oneri impropri che gravano sul costo del lavoro. Le quattro proposte leghiste per la manovra 2006 verranno discusse sin dall'inizio della prossima settimana con gli alleati della coalizione, a un vertice che verrà incastrato tra il ritorno di Siniscalco dall'Ecofin e l'incontro con le parti sociali, quindi tra martedì e mercoledì. Sull'Irap la Lega non ci sta, «a iniziare in sordina, come vorrebbe qualcuno all'Economia, con un miliardo e poco più all'anno». Il ragionamento è che siccome Bruxelles ci ha concesso (dando per scontato il via libera dell'Ecofin di lunedì alla proposta Almunia) un anno in più per riportare il deficit entro i parametri europei, bisogna sfruttare questa parentesi per partire subito o con un terzo del pacchetto di sgravi all'anno, quindi con quattro miliardi dal 2006 al 2008, oppure con tutto subito, ergo con dodici miliardi di euro di tagli da concentrare già tutti nel 2006. «Alternative, non ce ne sono, per noi. L'anno prossimo si parte da un minimo di quattro miliardi», sottolinea l'esponente del Carroccio. Però, accanto a questa misura, che favorisce soprattutto le aziende "labour intensive", ossia le imprese con molti dipendenti, la Lega non perde di vista le piccole e piccolissime aziende, che rischiano di rimanere a bocca asciutta. Per loro il Carroccio chiede l'eliminazione degli oneri impropri per la maternità, per gli assegni familiari e la malattìa che gravano sul costo del lavoro. Con una riduzione di due punti percentuali, l'onere per il mancato gettito ammonterebbe circa a tre miliardi di euro, calcola la fonte leghista. C'è poi l'annosa questione del reddito familiare, sul quale la Lega può contare sulla piena sintonia con An e Udc, da sempre sensibili al tema.Il reddito familiare introduce un meccanismo fiscale che consente di pagare le tasse dividendo lo stipendio per i componenti della famiglia. Nel caso, ad esempio, di una famiglia monoreddito di quattro persone, il fisco calcolerebbe l'aliquota non su un reddito, mettiamo, da ottantamila euro, ma su quattro redditi da ventimila. In altre parole, siccome le aliquote fiscali sono progressive, e più si guadagna, più si paga, il vantaggio è evidente, secondo la Lega, soprattutto se si considera anche che c'è la no tax area. Il quoziente familiare era nato come approdo finale della radicale riforma dell'Irpef voluta da Berlusconi, quella delle due aliquote invece che cinque dello studio di Vespa. Oggi, a riforma abortita, la proposta resta comunque, assicura la Lega, ed è una priorità del programma di governo. Infine, l'eterno progetto della Pedemontana, l'autostrada che taglia da est a ovest la Brianza a nord di Milano, inserita nelle Grandi Opere di Berlusconi e mai partita. «E' un problema serio, è un'opera che riguarda un bacino di otto milioni di persone tra Novara e Brescia - ragiona l'esponente leghista - e abbiamo chiesto quindi al ministero delle Infrastrutture di reinserirlo tra le priorità». Si tratta di un pezzo di autostrada piuttosto costoso, 33 miliardi, metà pubblici, metà in autofinanziamento con il project financing, «ma l'appalto c'è già, non si capisce perché Autostrade non apra i cantieri». A quanto pare, tra Irap subito, minori contributi per le aziende, quoziente familiare e pedemontana, il Carroccio sembra preparare una finanziaria piuttosto onerosa, ma i soldi da dove proverranno? «Vedremo. Intanto, siamo d'accordo con Siniscalco che bisogna incidere in maniera incisiva e massiccia sulla spesa corrente. Ben vengano quindi blocco del turn-over e altre misure di razionalizzazione dei bilanci, per noi».