«Qua potrebbe esserci una nuova Vetulonia» dicono con aria convinta dalla Rocca di Frassinello. I lavori di valorizzazione della necropoli etrusca di San Germano, immersa tra il bosco e le vigne dell'azienda, continuano a portare alla luce nuovi tesori. Sono i cimeli di una nobiltà che ha prosperato e prodotto vino su queste terre gavorranesi, e lo ha fatto senza farsi mancare i lussi che la ricchezza consentiva: alchimie per realizzare profumi, ad esempio; oppure anfore e boccali con sopra incisa la provenienza. Uno di questi boccali, tra l'altro, è un pezzo unico al mondo. Sono alcuni dei reperti venuti fuori dalla necropoli nell'ultimo periodo, insieme a una nuova tomba, ora aperta al pubblico in un'area completamente recuperata dalla proprietà della cantina. Rispetto allo scorso anno, quando venne inaugurata con tre tombe, la necropoli di San Germano oggi è tutto un altro scenario. Sono otto in tutto le tombe aperte al pubblico, tra cui quella appena scoperta, valorizzate con un percorso che accompagna i visitatori all'ombra del bosco in questo viaggio nel tempo. «È possibile che ce ne siano una trentina in tutto» confidano da Frassinello, che si è fatta carico, come previsto negli accordi, di recuperare l'intera area, occupandosi anche della ripulitura della vegetazione e della cartellonistica informativa. «L'azienda però non può più sostenere certi investimenti - continuano dalla proprietà - così adesso ci attiveremo per ottenere dei contributi comunitari, presentando progetti di valorizzazione della necropoli, magari pubblico-privati, in modo da creare delle sinergie». Già censito negli anni Settanta, questo importante sito archeologico è stato poi abbandonato fino a che il progetto condotto da Rocca di Frassinello, su stimolo e insieme alla Soprintendenza Archeologia della Toscana e all'Università di Firenze, non ne ha avviato il recupero. Oggi San Germano testimonia uno dei più importanti insediamenti etruschi vicino all'antica città di Vetulonia ed è una delle più rilevanti realtà archeologiche del territorio. «Vogliamo fare di Rocca di Frassinello la casa della cultura che s'intreccia al vino» spiegano dalla cantina, che già ospita opere importanti come l'immagine realizzata dal fotografo di fama internazionale David LaChapelle. Ieri l'idea della cultura a braccetto con l'enologia ha fatto un altro passo in avanti: insieme all'apertura delle tombe è stata inaugurata anche la mostra insieme ai nuovi reperti venuti alla luce. "Vino e Lusso degli Etruschi di San Germano" è il titolo della mostra, che espone cimeli come la grande anfora su cui è raffigurato il corteo dionisiaco, accanto a delle novità assolute, come il kyathos, ossia un calice di vino con un'impugnatura laterale che consentiva di poter prendere la bevanda dal kantharos (il contenitore più grande) senza bisogno di un mestolo. L'unicità di questo pezzo è che nel piede del vaso è presente un'iscrizione in lingua etrusca nella quale si legge che è stato donato. Nelle altre teche troviamo anelli, ferma trecce e piccole utensili usati dalle donne etrusche per mettere il profumo sui capelli. È questo il segno lasciato dal lusso delle famiglie etrusche di San Germano, con una collocazione storica dei reperti che risale al Sesto secolo avanti Cristo. Circa 2.500 anni fa, insomma, quando già sui campi a valle di Giuncarico regnava la prosperità e si produceva vino.