Dalla tazza color arancia con striature nere, usata in una grotta di Castelluccio nel 2200 a.C., alla Vergine col bambino dipinta da Antonello da Messina nel 1460 di anni ne corrono assai. E anche di vita, di dominazioni, di storia. I due reperti, entrambi di proprietà inglese, aprono e chiudono al British Museum la sorprendente mostra "Sicily, culture and conquest" (fino al 14 agosto) che sta entusiasmando gli appassionati inglesi di storia e arti antiche, dopo aver conquistato letteralmente la stampa britannica. Dei 200 reperti che consentono di immergersi nella cultura siciliana e nelle sue età dell'oro, 34 sono arrivati in prestito dalla Sicilia. Gli altri da musei inglesi e americani e si resta sgomenti di fronte a testimonianze così preziose finite lontano. Come lo stupendo falcone del 1220-1230 in bronzo con tracce di oro proveniente dal Metropolitan di New York o gli elegantissimi monili d'oro risalenti a 400 anni prima di Cristo, trovati nelle campagne di Avola esposti per la prima volta e finora impietosamente ammassati assieme ad altri otto milioni di oggetti negli scantinati del British. Se normali appaiono le file all'ingresso è nel dna degli inglesi allinearsi ordinatamente stupisce la disponibilità di migliaia di persone a pagare 10 sterline per visitare la mostra, visto che il resto del museo è gratuito e in contemporanea offre incredibili capolavori. Stesso successo si prevede per l'altra grande esposizione siciliana appena inaugurata a Oxford nella prestigiosa sede dell'Ashmolean Museum, istituzione perfino più vecchia di 70 anni del British. "Tempeste, guerre e naufragi: tesori dei mari siciliani" è il titolo della mostra di archeologia subacquea, ricca anche in questo caso di circa 200 reperti provenienti dai fondali e dai relitti ritrovati nei mari che bagnano la Sicilia. Negli abissi marini sono stati recuperati eccezionali e insoliti reperti dispersi nell'arco di 2500 anni da Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Arabi e Normanni: dai rostri navali montati sulle prue delle navi, alle parti marmoree di una chiesa bizantina a sviluppo modulare (diremmo oggi). La Soprintendenza del mare della Regione Siciliana ha coordinato la selezione e il prestito dei materiali dai musei siciliani. La prestigiosa esposizione era stata già presentata, seppure con meno pezzi, ad Amsterdam e dopo Oxford arriverà a Palermo e quindi a Copenhagen e Bonn. Insomma una bella operazione culturale tutta made in Sicily perché l'ideazione e la curatela sono integralmente del gruppo di lavoro guidato da Sebastiano Tusa. «"Erano anni afferma ora il Sovrintendente del mare - che la Sicilia aveva soltanto la funzione di ente prestatore di opere d'arte per mostre ideate da altri. Adesso la situazione si è ribaltata a dimostrazione dell'autorevolezza acquisita a livello internazionale e dell'importanza dell'attività svolta nel campo della ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso». Le testimonianze esposte illustrano il movimento di popoli, beni e idee che ebbero come centro la Sicilia: dai naviganti Fenici, pionieri del commercio navale, agli illuminati sovrani Normanni. La parte dedicata ai Normanni è proprio quella che sbalordisce di più anche nella mostra di Londra. Della Sicilia più antica e dei miti classici molto si sa (o comunque si orecchia). Meno della Sicilia normanna. «Ci siamo concentrati - spiega il curatore della mostra londinese Dirk Booms, responsabile del Dipartimento di Antichità greche e romane del British Museum - su periodi della storia che il pubblico non conosce. In pochi in Gran Bretagna sanno che i normanni arrivarono in Sicilia nel 1061, prima che conquistassero l'Inghilterra, e che nel 1091 l'intera isola era nelle loro mani. Grazie al conquistatore illuminato Ruggero la gente di allora guardava alla Sicilia per trarre ispirazione, era vista come una superpotenza ». Uno dei reperti più ammirati è una lapide marmorea del Castello della Zisa in quattro lingue (arabo, ebraico, latino e greco) segno emblematico della molteplicità delle culture nella Palermo normanna. «Ma oggi incredibilmente discutiamo di Brexit e di stop agli immigrati dinanzi a un così significativo simbolo di convivenza e tolleranza», commentano sconsolati Giulia e Georg, due giovani sposi italo-tedeschi. La Palermo normanna e sveva affascina i visitatori e anche i bambini sono stimolati a capire il personaggio di Federico II. Intrigante il modo con cui l'esposizione cattura l'attenzione dei più piccoli e qualcosa del genere andrebbe "copiato" e riportato in Sicilia. «Pensa di indossare la palandrana dell'imperatore e fai un selfie. Quale tuo carattere metteresti in mostra?», si legge in uno dei giochini interattivi finalizzati a stuzzicare l'immaginazione e la curiosità dei visitatori. La fascia d'età tra i 18 e i 35 anni, secondo gli organizzatori, è quella che sta visitando maggiormente la mostra (e questo fa ben sperare per la "ricaduta" turistica in Sicilia) garantendo il tutto esaurito agli eventi collaterali: da oggi alla fine di luglio nel fitto calendario altri 21 appuntamenti tra conferenze, proiezioni di film, recite, cene a tema: altra idea da mutuare per arricchire l'offerta culturale dei nostri musei. Inoltre, dimostrano gli inglesi, anche i book shop sono occasione didattica e diventano perfino esperienza gastronomica nel comprare origano e timo siciliano e non solo il bellissimo catalogo (25 sterline) o il modellino dell'Etna che erutta innocui lapilli. Per la Sicilia gli acquisti al museo diventano fonte di finanziamento per nuovi progetti di recupero, visto che il 10 per cento delle royalties del merchandising spettano all'assessorato ai Beni culturali a cui una volta tanto va il merito di una collaborazione che ha già dato i primi frutti con il restauro di alcune delle opere esposte che presto torneranno a casa.