Ho incontrato per la prima volta il lavoro di Christo alla Fondation Meght attraverso i suoi disegni. Ricordo molto bene che tra le altre cose mi aveva molto colpito la sua tecnica di rappresentazione semplice ed efficace. Erano anni, gli '80, nei quali non erano ancora comparse tecniche di disegno digitale. Christo faceva, e ancora fa, dei montaggi foto più disegno, distinguendo volutamente la realtà dal progetto. Certamente molto meglio di quanto ora si usa con disegni troppo realistici, con-fondendo le due cose quasi che la realizzazione, il costruire, il trasformare non abbiano più un senso una loro diversa collocazione nello spazio e nel tempo. Quasi che il disegno non sia fatto anche per far esercitare l'immaginazione. Dopo le isole circondate da drappi viola che mi avevano colpito (surrounded island) alla Fondazione di Saint Paul de Vence ho continuato a seguire il suo lavoro convincendomi sempre di più che l'opera di Christo e J.C. contenga tra l'altro la volontà di evidenziare la realtà. I due prendono in mano un vero e proprio evidenziatore e ti dicono: guarda quella architettura, quel paesaggio, rifletti su quanto è sotto i tuoi occhi, sul loro significato, gustalo, sappine fare un buon uso. Ciò mi sembra essere la prima costatazione anche davanti a «Floating piers». Ultimamente l'opera è stata degradata a passerella quasi da acqua alta veneziana, ma in effetti è un ponte che permette a due realtà di comunicare in modo speciale e in tempi in cui i ponti sembrano non essere di moda e i confini, il contrario dei ponti, vengono eretti di nuovo anche ove erano stati aboliti. A differenza di molte opere della cosiddetta land art, Christo e J.C.ci portano dentro i luoghi. Las ombrellas giapponesi, le porte di Central Park e altre ancora ivi compreso l'impacchettamento del Reichstag che permette di vedere dall'interno una Berlino diversa, sono opere che si usano con molti sensi. Ho visto dall'alto floating piers con un cielo carico di nubi minacciose e gonfie della pioggia di questa fine primavera, il giallo del tessuto, sul lago blu indaco, era una striscia di luce. Un ponte di luce che accarezzerà i passi nudi stupirà la nostra vista, il nostro tatto il nostro udito. Una esperienza totale. Dicevo dell'opera di «evidenziazione». Guardate come San Paolo, incorniciata con una forma geometrica venga messa in risalto nella sua forma geografica quasi con una operazione da decupage. Anche la forma e il tracciato dei pontili ci danno un punto di vista nuovo e diverso del paesaggio e creano un dialogo ponte-centri storici davvero straordinario. Al di la dell'evento un dialogo arte, paesaggio, architettura e ambiente davvero sapiente.