L'UNESCO vigila su Napoli. L'imbarazzo ufficiale è nascosto da una frase che ha l'aria lieve di una speranza. «Mi auguro che Napoli non diventi un caso». Lo dice Giovanni Puglisi, presidente della commissione italiana dello United Nations Educational Scientific and Cultural Organization, che nel 1995 riconobbe al centro storico della città un valore universale, inserendolo nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità. Un decennale che ora si riempie di disagio, sotto la pressione di numerose denunce sul degrado della zona, e sotto la minaccia della microcriminalità, da qualche settimana particolarmente accanita contro i visitatori stranieri, proprio nell'anno in cui Napoli doveva essere«cap itale italiana del turismo». Fonti diverse hanno inviato relazioni su quello che per l'Unesco è il patrimonio 726 C, il centro storico di Napoli. Un folto fascicolo di documenti, una lunga serie di segnalazioni esaminate con cura e sottoposte alla verifica di uomini di fiducia, in ispezione soprattutto lungo i Decumani. Un'operazione gestita con enorme riserbo, cautela e prudenza, senza clamore, ma con «grande preoccupazione», come ammette il professor Puglisi, siciliano, 60 anni, una lunga e prestigiosa carriera accademica nel suo curriculum. «Esiste un processo d'attenzione, questo sì». L'ultimo rapporto napoletano risale a pochi giorni fa: una colonna di granito del perimetro della chiesa di largo Donna regina è stata rimossa, e sono state smantellate anche le catene che impedivano la sosta abusiva delle automobili. Un altro episodio inserito nella lista del degrado. «Un patrimonio culturale avrebbe bisogno di risorse e di investimenti, intendo pubblici ma anche privati. Le autorità italiane sono state sollecitate. Tutti i documenti alla nostra attenzionesottolinea il presidente della commissione italiana Unesco sono stati inoltrati al ministero, ai carabinieri, al sindaco di Napoli, al soprintendente, e persino al presidente della Repubblica, Ciampi». In Parlamento se n'è discusso con un'interrogazione dell'onorevole D'Antoni al ministro Giovanardi. Sono numerosi gli interventi di carattere culturale che attendono d'essere conclusi, tra cui il recupero del teatro antico di Nerone tra via San Paolo e via Anticaglia, quello di San Pietro a Maiella, e soprattutto la sostanziale ristrutturazione di via Tribunali, perla quale è previsto un investimento di 4 milioni di euro. La gara d'appalto dovrebbe essere finalmente sbloccata il prossimo 27 luglio. Sul recupero di Porta Capuana si lavora invece da ieri mattina: il sogno dell'architetto Ferulano è scoprire l'antico flusso d'acqua sotto il solco antico, per restituire la piazza all'assetto d'una volta, ponte levatoio compreso. Ma il presente è fatto soprattutto d'ansia, specialmente negli ambienti napoletani dell'Unesco, che hanno fatto giungere sul tavolo del presidente della circoscrizione San Lorenzo-Vicaria, Tortora, e su quello del vicesindaco Papa un'allarmatissima lettera: «Visto l'immane degrado in cui versa il centro storico di Napoli, patrimonio mondiale dell'umanità, questo stesso rischia di essere cancellato dalla lista Unesco». Un'ipotesi, al momento, prematura. La procedura Unesco prevede una serie di passaggi intermedi. Il primo porta a conoscenza del comitato per il patrimonio mondiale eventuali inadempienze, il cui accertamento provoca una richiesta di chiarimento allo Stato italiano. Seguono l'inserimento nella lista del patrimonio in pericolo e solo successivamente l'esclusione. Sono tre i casi italiani tuttora aperti per l'Unesco, e riguardano le isole Eolie, la Valcamonica e le ville palladiane nel vicentino. Ancora Puglisi: «Mi auguro che nasca una forte presa di coscienza e che l'Italia reagisca senza dover aspettare un warning. Mi auguro che Napoli non diventi un caso». Il quarto. Intanto l'Unesco vigila.