L'Unesco arriva a novembre. Sarà la prima visita formale dopo «il disagio e la preoccupazione» ammessi dal presidente della commissione italiana, Giovanni Puglisi, sullo stato del centro antico di Napoli, da dieci anni nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità. Una visita lungo quelle strade sempre più spesso citate in relazioni e denunce spedite all'United Nations Educational Scientific and Cultural Organization, ora curiosa di verificare le condizioni di un'area sempre più spesso descritta come abbandonata al degrado. La delegazione Unesco sarà guidata dal professor Francesco Bandarin, direttore del World Heritage Centre, il centro del patrimonio mondiale, e durerà non meno di 4 giorni. La sorpresa è che alla missione piena d'ansia per i Decumani, l'Unesco abbinerà un incuriosito esame dell'edilizia cittadina del Novecento, con un'attenzione particolare alla rivoluzione urbanistica operata dal regime fascista negli anni Trenta. Il grande rilancio che vive la Mostra d'Oltremare è motivo di forte interesse da parte dell' organizzazione, tanto da cominciare a considerare seriamente l'ipotesi d'inserimento del complesso di Fuorigrotta nella Modern Heritage List, l'elenco dei beni culturali contemporanei da tutelare. Un elenco in cui l'Italia non è ancora presente. Una speranza sullo sfondo, una preoccupazione in primo piano. «A dispetto e in dispregio del prestigioso riconoscimento, l'area protetta è ogni giorno sottoposta a un progressivo e accelerato degrado», scrive l'Istituto italiano degli studi filosofici in un appello per il rilancio degli interventi di restauro nel centro storico. La proposta: una fiscalità di vantaggio per le imprese chiamate ad operare nella zona, con detrazione Irpef del 70 per cento, Iva al minimo e riduzione dell'Ici. La richiesta al governo e al Parlamento porta già oltre 50 firme di esponenti del mondo della cultura, tra cui Alda Croce, Gerardo Marotta, Francesco Rosi e Francesco Paolo Casavola. Secondo le scadenze note al ministero, entro il 2006 sono previsti interventi alle chiese di Sant'Anna a Capuana, San Pietro a Maiella, San Giorgio dei Genovesi, Santa Maria della Sanità, Santa Caterina a Formiello, San Lorenzo, i Santi Apostoli e palazzo Diomede. Entro il 2008 c'è l'impegno a operare sul complesso dei Santi Severino e Sossio, San Gregorio Armeno e San Domenico Maggiore. «Gli stanziamenti sono finiti, il patrimonio è in grande degrado», l'allarme lanciato alla Camera dall'onorevole D'Antoni. Senza essere giunti all' apertura di un "caso Napoli", un processo d'attenzione è certamente in atto. Dice Giuseppe Tortora, presidente della circoscrizione San Lorenzo Vicaria: «Occorre un controllo quotidiano per non vanificare glisforzi del '95. L'amministrazione deve saper garantire cose semplici tutti i giorni. Igiene, manutenzione, vigili urbani. Non esiste al mondo un centro antico così densamente abitato. Bisognerà coniugare le esigenze dei cittadini con quelle della città. Vivo una profonda delusione per la mancanza di controlli alla zona di traffico limitata dei Decumani, specialmente ai varchi di Anticaglia e porta San Gennaro». Entro fine luglio è previsto che parta la gara per l'imponente ristrutturazione di via Tribunali (4 milioni di euro) : grandi sono le ambizioni pure sull'area di porta Capuana. «Bisogna riallacciare i discorsi lasciati in sospeso negli anni di Bassolino sindaco», il monito del professore Francesco Lucarelli, docente di diritto privato all'Università di Napoli, consulente Unesco per l'Africa e per l'America latina. Fu lui nel '95 a curare la pratica per l'inserimento nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità del centro storico. Dieci anni dopo, l'Unesco attende dal Comune una relazione dettagliata e prepara una missione.