Leggere in filigrana la storia della Sicilia e dei suoi protagonisti attraverso le collezioni d'arte, emblema di cultura e di prestigio, ma anche di un potere che comprendeva l'importanza della presenza delle opere come emanazione visibile di una forza. L'esposizione "Il Museo dell'Università-Dalla pinacoteca della regia Università alla galleria di Palazzo Abatellis" a cura di Gioacchino Barbera e Maria Concetta Di Natale, allestita nella Sala delle Armi dello Steri (visibile fino al 21 luglio, ingresso libero) è una narrazione corale che molto racconta in tal senso. Fabrizio Micari, Rettore dell'Università, dice: «Si corona un sogno di tanti anni, affidato a studiosi che hanno valorizzato delle opere mai esposte, e consolidando il ruolo dell'Università nella terza missione, ovvero il coinvolgimento del territorio e di varie realtà culturali». Ideata e organizzata dall'Università e dalla Galleria di Palazzo Abatellis con l'adesione dell'Accademia di Belle Arti di Palermo, la mostra alla quale si accede percorrendo al pianterreno la "Quadreria Mediterranea" con opere pittoriche di autori del Novecento- intende raccontare il "Museo dell'Università", ovvero la storia e il formarsi delle collezioni d'arte palermitane nel segmento temporale che va dagli inizi dell'Ottocento fino al dopo Unità d'Italia, quando, nel 1867, prenderà vita il Museo Nazionale con il trasferimento di tutte le collezioni cittadine nella ex Casa dei Padri Filippini all'Olivella, attigua alla chiesa di Sant'Ignazio, ancora oggi sede del Museo archeologicoAntonino Salinas. Maria Concetta Di Natale ha ricostruito i passaggi che portarono alla configurazione della collezione del museo, e racconta: «Si può considerare data fondamentale per la fondazione dell'Università di Palermo il 1805, anno di ritorno dei Gesuiti nella città, quando la Reale Accademia di Palermo per volontà di Ferdinando di Borbone, viene eletta a Regia Università e trasferisce la sua sede dal Collegio Massimo, che ritorna ai Gesuiti, alla Casa dei Padri Teatini ». Il museo della Regia Università, per cui Antonio Gentile aveva progettato la quadreria, ha origine nel 1814 con il legato testamentario di Giuseppe Emanuele Ventimiglia principe di Belmonte. Il lascito comprendeva cinquantatrè dipinti, che privilegiavano Manierismo e pittura seicentesca, oltre ad una raccolta di disegni e stampe. Il primo nucleo fu successivamente arricchito da donazioni private e pubbliche e dalle donazioni del principe di Campofranco e del principe di Castelnuovo; nel 1827 l'acquisizione della ricchissima collezione Bressac; nel 1828 i doni del re Francesco I di Borbone; nel 1833 il legato testamentario del marchese Jacob Joseph Haus. Ferdinando I donò una collezione di gessi, oggi suddivisi tra Accademia di Belle Arti di Palermo e un piccolo nucleo ancora al Museo Abatellis. Racconta Gioacchino Barbera, direttore dell'Abatellis: «Qui in mostra sono esposte una ventina di opere pittoriche, selezionate per exempla dei temi, e recuperate dai magazzini del Museo, alcune delle quali inedite; ma il percorso può arricchirsi e completarsi con le opere che abbiamo in esposizione all'Abatellis, della stessa provenienza, che abbiamo appositamente segnalato con delle targhette». Targhette e QCode sono poste anche accanto alle pitture appena recuperate, e che permettono, con l'ausilio dello smartphone, di avere notizie aggiuntive sull'opera e sull'autore che ci troviamo ad osservare. Tra i venti dipinti- interessante notare come l'elenco delle opere dell'intera collezione, proposto dal Dennis, nell'Ottocento, sia stato in realtà quasi completamente rivisto per quanto riguarda le attribuzioni altisonanti, non vere- sono da segnalare alcune opere, inedite. È il caso di un pregevole piccolo dipinto de "La fuga in Egitto" del giovane Francesco Solimena, un "San Sebastiano" di Giovanni Contarini di scuola veneziana, l'Adorazione dei Magi di Micco Spadaro, che qui ancora siglava con il suo vero nome, Domenico Gargiulo, la "Decollazione del Battista" di Bartolomeo Schedoni, dono di Francesco I, che arrivò insieme a "San Giovanni Battista nel deserto", oggi al Museo Diocesano: entrambi erano collocati nella chiesa di Montesanto in via Sammartino. Di grande suggestione e bellezza anche un frammento dell'affresco del soffitto celebrativo, attribuito prima ad Annibale Carracci e ora a Giovanni Alessandro Draghi, "Allegoria di Casa Farnese. La Fiandra soggiogata da Alessandro Farnese". L'affresco suggestionò molti viaggiatori del Grand Tour, come Honoré de Fragonard, che girava l'Italia per selezionare le opere che avrebbero far parte dei volumi "Voyage pictoresque ou description des Royaumes de Naplese et de Sicilie", edito tra il 1781 e il 1786, che include la riproduzione in incisione dell'opera qui in mostra.
SICILIA - L'Università svela un tesoro che conserva i dipinti dei re
L'esposizione "Il Museo dell'Università-Dalla pinacoteca della regia Università alla galleria di Palazzo Abatellis" è una narrazione corale che racconta la storia della Sicilia e dei suoi protagonisti attraverso le collezioni d'arte. La mostra è stata curata dall'Università e dalla Galleria di Palazzo Abatellis con l'adesione dell'Accademia di Belle Arti di Palermo. La mostra si concentra sul segmento temporale che va dagli inizi dell'Ottocento fino al dopo Unità d'Italia, quando il Museo Nazionale fu fondato. La collezione del museo è stata ricostruita da Maria Concetta Di Natale, che ha raccontato la storia della fondazione dell'Università di Palermo e la configurazione della collezione del museo.
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