PROTEZIONE CIVILE SONO 12 FAMIGLIE, PER UN TOTALE DI 22 PERSONE TORRIGIANI, la Protezione civile comunale tira fuori un piano per l'evacuazione del lungarno. Non uno scherzo, nè il segno dell'imminente allarme di un nuovo, distruttivo crollo: il monitoraggio costante dei movimenti del muro e del terreno assicurati dal radar e dalla stazione robotizzata del geologo dell'Università di Firenze Nicola Casagli, appostato sull'altra sponda fin dalle prime ore del disastro del 25 maggio, per il momento garantisce calma a Palazzo Vecchio. Ma mai dire mai. E così la Protezione civile si prepara anche al peggio in via cautelativa: 10 i palazzi interessati e 12 i nuclei familiari per un totale di 22 soggetti censiti nella zona rossa e che sarebbero coinvolti da un eventuale sgombero in caso d'emergenza. Tre sono bambini sotto i 14 anni, quattro hanno oltre i 70 anni. Per fortuna nessuna di queste persone - certifica il cosiddetto "piano speditivo" di protezione civile per il lungarno - risulta aver bisogno di assistenza medica o di terapie costanti. E però massima prudenza e attenzione viene raccomandata per tre persone anziane sole di 79, 85 e 91 anni. Anche 4 cani sono stati censiti e dovrebbero essere trasferiti. La scuola individuata per l'accoglienza delle famiglie in caso di evacuazione è la Lavagnini Pieraccini, che potrà arrivare ad ospitare fino a 58 persone, con presenza di volontari che svolgeranno anche funzione informativa. Come funzionerebbe il trasporto? Sarebbe il sindaco Nardella in ogni caso l'incaricato di mettere in moto la macchina comunale coi mezzi e il personale già individuato, secondo un dispositivo codificato. Primo, il sindaco emette un'ordinanza, si riunisce il comitato d'emergenza, in base al livello d'allarme che venisse dal monitoraggio di Casagli cambierebbero tempi d'intervento e procedure. Intanto la corsa contro il tempo per sistemare tutto entro il 4 novembre prosegue. Ogni santo giorno un membro della giunta o un tecnico di alto livello del Comune si reca sul cantiere, quando può ci va direttamente Nardella. Presto i lavori di Publiacqua si sposteranno in un punto particolarmente impattante, il Ponte Vecchio: dovrà essere sistemata una grossa tubazione dell'acqua, una di quelle da 70 centimetri di diametro, come la tubatura che si ruppe tra il 24 e il 25 maggio scorso, erodendo con il suo getto il terreno nel sottosuolo e facendo venire giù all'alba 200 metri di strada. Una figuraccia internazionale a cui il sindaco vuole rimediare entro il 50esimo anniversario dell'alluvione. Non senza un colpo a sorpresa: martedì prossimo la decisione finale sull'ipotesi di costruire una "terrazza" sul lungarno Torrigiani, proprio nel punto in cui il muro d'argine è spanciato verso il fiume. Un'idea della Soprintendenza che Nardella approva: sarebbe una sorta di risarcimento emotivo alla città. Purchè si possa realizzare nei tempi, è la sua idea. (e.f.)