Per dimensioni è seconda solo alla Cattedrale. La facciata, in marmi bianchi di San Giuliano, è un'alchimia armoniosa di Medioevo e Rinascimento. Pare che sia stato San Francesco in persona a crearne il primo insediamento nel 1211. Si sa per certo che nel convento, nel 1263, si tenne il Capitolo generale dell'ordine con cui venne approvata la biografia del frate. Elegante e austera, cartica di storia e storie, eppure oggi la chiesa di San Francesco vive uno dei suoi momenti più difficili. Fondata all'epoca di massima espansione della Repubblica marinara, la basilica versa in gravi condizioni di degrado. Ha bisogno urgente di imponenti interventi di restauro, ma nessuno sembra avere le forze e le risorse per realizzarli.Sarà questo il nodo intorno a cui ruoterà la conferenza "Le eccellenze del complesso di San Francesco a Pisa: tra Medioevo e richiami alla classicità" in programma domani pomeriggio nella sala del capitolo del convento di San Francesco (via San Francesco, ore 17.30). Tenuta dai professori dell'Università di Pisa Ewa Karwacka Codini e Marco Collareta, è organizzata da Italia Nostra sezione di Pisa in collaborazione con Italia Nostra sezione di Cascina e con gli Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani, e con il patrocinio del Comune. Un incontro aperto al pubblico concepito anche come un sos alla città e alle istituzioni, un invito a salvare il complesso. Parteciperanno alla conferenza anche l'assessore alla cultura Andrea Ferrante e la presidente della commissione cultura Alessandra Mazziotti. Proprio pochi mesi fa il tetto della chiesa di San Francesco crollò in un punto costringendo la Soprintendenza ad un intervento di urgenza che evitasse infiltrazioni che avrebbero potuto danneggiare affreschi e tombe, fra cui quella del conte Ugolino della Gherardesca. Il complesso ha una importanza storica, artistica, religiosa e culturale che va ben oltre i confini locali. Lo è per la facciata simbolo di un sincretismo e di una transizione "dolce" fra Medioevo e Rinascimento, per il campanile pensile che costruì negli anni sessanta del Duecento il geniale Giovanni di Simone, colui al quale toccò, oltre a partecipare alla realizzazione del Camposanto di Pisa, anche l'oneroso compito di proseguire la costruzione della famosa Torre del Duomo; poi per il maestoso interno della chiesa ad una sola navata; e poi per i bellissimi affreschi di Taddeo Gaddi, massimo allievo di Giotto e geniale inventore del primo notturno in pittura, di Taddeo di Bartolo (1397), di Niccolò di Pietro Gerini (1392), questi ultimi presenti nella sala del Capitolo.