Con 12-14 milioni di euro l'edificio dovrebbe essere recuperata per i Musei Al pianterreno restano alcuni servizi dell'Ausl, il resto è in stato di abbandono 13 giugno 2016 MODENA. Tutte le luci accese, nei saloni al piano terra frequentati dal pubblico, ai cortili, fino lungo i piani in larga parte poco frequentati o addiritura chiusi da anni. E questo nonostante ci siano disseminati qua e là numerosi biglietti-promemoria che invitano a spegnere le luci. In ogni vaso, le bollette saranno a carico della collettività, visto che la proprietà dell'edificio sul retro di palazzo dei Musei in via Vittorio Veneto è condivisa tra Comune e Azienda sanitaria locale. Le cose all'ex ospedale Estense non vanno benissimo, anche se sono senz'altro migliorate rispetto a un paio di anni fa, quando la Gazzetta notò che l'edificio settecentesco "gemello" dell'antistante Palazzo dei Musei era in degrado profondissimo e alla mercé di eventuali malintenzionati. Non che il degrado sia stato risolto - tutt'altro - perché una ulteriore visita, effettuata giovedì mattina, evidenzia ancora numerosi problemi nell'ampio palazzo ancora oggi utilizzato dall'Ausl per i poliambulatori e i centri di salute mentale e antifumo, oltre che dall'ateneo con alcune aule universitarie. Al piano terra dell'ex Estense, ed è positivo, c'è comunque un attento servizio di portierato gestire dall'Ausl. Superato quello si entra però in una sorta di terra di nessuno, evidente nel grande cortile centrale e poi salendo lungo il magnifico scalone in preziosa pietra, molto simile a quello del vicinissimo Palazzo dei Musei. Questi due palazzi di origine ducale, come si ricorderà, saranno presto al centro di un importante restauro possibile con i fondi Cipe gestiti dal Ministero per i beni culturali. Arriveranno al Comune circa 1214 milioni di euro che saranno destinati a risolvere i problemi al tetto dell'ex Estense, alle entrate dei due palazzi e ad altre attività di manutenzione utili a favorire lo sviluppo degli istituti culturali come i musei civici e l'archivio storico comunale. Ma salendo fino al quinto piano del palazzo si vede appunto tanto degrado - per fortuna le parti in disuso sono comunque inaccessibili agli etranei - e c'è pure qualche statua di pregio che andrebbe forse messa in salvo. «Ormai siamo pochi qui agli ultimi piani - spiega Valentina della Associazione volontari ospedali, Avo - a inizio anno sono venuti a fare controlli e hanno chiuso altri spazi. I danni del sisma del 2012 hanno aggravato la situazione, ma qui c'erano già molte crepe sui muri».