Si è così abituati e da tempo ahimè alle gesta di tombaroli, saccheggiatori, incettatori, predoni di prezioso materiale archeologico, collezionisti, nostrani e forestieri, che si stenta quasi a credere alla notizia, buona, una volta tanto, che un subacqueo "pentito" ha deciso di riconsegnare alle autorità parecchie decine di preziosi reperti recuperati da una nave romana affondata al largo di Posada. Si tratta, stando alle notizie di cronaca, di un vero e proprio tesoro, riconducibile a quanto pare al secondo secolo d.C., in piena età imperiale romana. L'imbarcazione fu forse coinvolta in uno dei naufragi di cui si ha notizia nella costa nord-orientale, tra Baunei, Dorgali e Tortolì. Tra anfore, ceramiche e altri materiali e oggetti di pregio, trasportava anche dei marmi di Carrara, finemente decorati e la cui magnificenza risalta persino nelle immagini del materiale disordinatamente accatastato in alcune cassette. Stando agli esperti, provenivano dall'Officina lapidaria di Ostia ed erano destinati alla provincia romana d'Africa, piuttosto che alla Sardegna, dove non c'erano dimore patrizie tanto maestose da ospitare quei lussuosi marmi. Ma, a fare notizia, in realtà, non è solo, e non tanto, l'eccezionale valore del materiale recuperato, quanto le motivazioni del ripensamento del "pentito". Spinto a segnalare alle autorità di Posada nelle cui campagne erano nascosti i reperti che aveva recuperato dalla sopraggiunta convinzione che fosse giusto «che tornassero nella disponibilità della comunità per poterli valorizzare al meglio». Come non rallegrarsi di una decisione dettata da questa civile e nobile motivazione, piuttosto che dal timore di incorrere nei rigori della legge? A cui, purtroppo, riesce a sfuggire un vero e proprio esercito di contrabbandieri e ladri di reperti archeologici talora muniti di potenti metaldetector che trafugano dai tanti siti sparsi nell'isola preziosi materiali: utensili in bronzo di età nuragica, monili, monete antiche, statuette che raccontano la storia di quest'isola. Come la rarissima statuetta rappresentante la Dea Madre, alta 35 centimenti e scolpita nel marmo tra il 2000 e il 2500 avanti Cristo, finita a New York, all'asta poi bloccata da Christie's. Nella partita a guardie e ladri per la tutela e la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale dell'isola, sono impegnati i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico, "sentinelle" esperte e ben addestrate. Lavorando con ogni mezzo in collaborazione con i comandi territoriali, le Soprintendenze e gli Archivi hanno ottenuto importanti risultati nella lotta contro tombaroli e trafficanti di reperti provenienti da scavi clandestini incontrollati, destinati, talora anche al mercato clandestino internazionale. Ma le aree sensibili, esposte al rischio di furti o saccheggi sono innumerevoli . Per alcune il danno è fatto. Basterà citare, solo per fare qualche esempio, il caso del villaggio di Tiscali, depredato dai tombaroli alla ricerca di tesori. E, ancora, quello dell'antica città di Cornus (Oristano) , patria di Ampsicora, il generale che, insieme al figlio Josto, guidò nel 215 a.C. l'esercito dei sardi contro gli invasori provenienti da Roma. Il sito, e il pezzo di storia scritto nelle pietre dell'antica città e della necropoli paleocristiana, è stato saccheggiato da vandali e tombaroli, indifferenti al suo valore simbolico. E circola insistentemente la voce che siano state addirittura portate via, con un elicottero, delle colonne, destinate, pare, ad ornare dimore di alcuni facoltosi personaggi. Che dire? Non c'è che da augurarsi che il "pentitismo" da saccheggio e furto di reperti prenda piede e che maturi nell'opinione pubblica, anche attraverso un'azione educativa, la consapevolezza del grande valore che il patrimonio archeologico riveste in quanto testimonianza di epoche, civiltà ed esistenza umana, di cui i reperti trafugati rappresentano talora uno dei pochi o l'unica fonte d'informazione scientifica.
SARDEGNA - Saccheggiatori e tombaroli è arrivata l'ora di pentirvi
Un subacqueo "pentito" ha restituito alle autorità di Posada in Sardegna una decina di reperti archeologici recuperati da una nave romana affondata al largo della costa nord-orientale. I reperti, datati al II secolo d.C., includono anfore, ceramiche e marmi di Carrara, provenienti dall'Officina lapidaria di Ostia. Il subacqueo ha deciso di segnalare le sue scoperte per motivi civili, piuttosto che per paura della legge. I reperti sono stati recuperati da una nave romana che potrebbe essere stata coinvolta in uno dei naufragi della costa nord-orientale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo