«Molto, davvero molto interessante. Uno strumento così potrà esserci utilissimo. E penso che collaboreremo con Carandini e la sua squadra: come fruitori del servizio, ovviamente, ma anche come fornitori di notizie». Chicco Testa, presidente di Roma Metropolitane, la società che sta realizzando le future linee del mètro in città, si dice entusiasta del progetto finanziato dal ministero delle Infrastnitture e che università e soprintendenze stanno realizzando in collaborazione. In che senso, presidente, fornitori di notizie? «Per la Linea C abbiamo già effettuato una serie di campagne di indagini archeologiche preventive, effettuate sulla tratta San Giovanni Alessandrino. Scavi a cielo aperto per un volume di circa 27 mila metri cubi. Più altri 10 mila nella tratta tra piazza Venezia e San Giovanni. Sull'intero tracciato abbiamo inoltre effettuato 400 carotaggi, con recupero della colonna stratigrafica e accompagnati dalla lettura archeologica dei terreni». «Inoltre - aggiunge Testa - per l'intera progettazione della Linea ci siamo avvalsi di foto e mappe antiche: dai lavori di sbancamento per la realizzazione di via dei Fori Imperiali, a quelli di demolizione di edifici in piazza della Chiesa Nuova. Penso che questo e altro materiale possa servire al professore e ai suoi collaboratori». Nessun timore, da parte del presidente di Roma Metropolitane, per eventuali ritrovamenti tanto significativi da prevedere cambi di progetto: «Nessuno può escluderlo al cento per cento. Ma per ridurre al minimo il rischio archeologico, la metro C verrà realizzata scavando con una talpa le gallerie di linea a 25-35 metri dal piano stradale. A una profondità, quindi, ben al di sotto del cosiddetto "strato archeologico". L'impatto più rischioso è quello con lo strato superficiale, limitato quindi alle stazioni, alle uscite e alle entrate. I lavori delle gallerie saranno però autonomi da quelli per le stazioni. Un ritrovamento di reperti potrebbe quindi bloccare una stazione, ma non la costruzione della linea». Finora, com'è andata con l'archeologia? «Direi bene. Qualche muro, qualche tracciato di strada, alcuni resti di antichi mulini e altre preesistenze della Roma antica, medievale e rinascimentale. Tutto interessante, ma nulla di così straordinario da intralciare il progetto. Approfitto poi per ricordare che con noi lavorano sempre i funzionari delle Soprintendenze, che vigilano su eventuali ritrovamenti». Come procederanno le indagini archeologiche? «Si prevedono ancora scavi preventivi sulle tratte Clodio-Mazzini-Venezia, Alessandrino-Giardinetti e Torre Angela-Pantano, oltre che sulla tratta Venezia-San Giovanni, come integrazione di quelli eseguiti. Per un volume complessivo di circa trentamila metri cubi. Abbiamo poi individuato altri 500 mila metri cubi di scavo per la fase realizzativa. Ed è prevista la realizzazione di uno spazio museale, sotto via dei Fori Imperiali, dove esporre i reperti.