Il getto d'acqua ridà luce ai colori del marmo romano mentre i turisti si affollano a guardare giù dalla balaustra su via dei Fori imperiali. Era qui il centro del Foro dellaPace, in questo pavimento tornato sgargiante di giallo e rosso, venti metri per trenta sotto il sole di luglio, disegnato come una scacchiera a grandi quadrati con inscritti dei cerchi, secondo regole che soltanto la committenza imperiale poteva dettare, per dare il tono dovuto al cuore di un "museo" donato a] popolo romano, uno spazio monumentale nel quale Vespasiano imperatore restituiva alle genti le opere che Nerone aveva tenuto solo per sé nella sua dimora dorata. Un pezzo di quel favoloso passato è tornato sotto gli occhi di tutti, uno spettacolo eccezionale, dato che assicurano gli archeologi non esiste niente di simile a Roma, tranne che al Pantheon. Il pavimento policromo del Foro della Pace è l'ultima scoperta di quel pezzo di terra nuda che si vede all'ombra della Basilica di Massenzio, tra via in Miranda e largo Corrado Ricci, qualche metro sotto l'asfalto bollente della strada dove corrono le macchine ed è il risultato di una campagna di scavi della Soprintendenza archeologica di Roma, finanziata con 700 mila euro, ripresa in gennaio e destinata a continuare ancora per un annetto, sotto la direzione scientifica di Claudio Mocchegiani Carpano e con il coordinamento delle attività di scavo affidate all'archeologa Stefania Fogagnolo. Come sempre nei casi migliori, il contesto archeologico è un complesso intreccio di epoche e dati, notizie e lacune. Il pavimento è in opus sectile, giallo antico, porfido e pavonazzetto ed è parte del restauro di epoca severiana del Tempio che si trovava all'ombra della collina Velia, orientato in direzione dell'attuale piazza Venezia, preceduto da un pronao e da un faraonico colonnato di porfido rosa e marmo grigio, con un gruppo marmoreo raffigurante la Pace svettante sul podio. A quell'epoca la zona dei Fori era ai suo massimo splendore, con una serie di piazze circondate da portici una adiacente all'altra. Oggi colpisce gli studiosi soprattutto l'eccezionale stato di conservazione del pavimento, in una zona scampata alle spoliazioni che sono poi intervenute a partire dal VI secolo: «Continuiamo a scavare e a trovare materiali intonsi», commenta Mocchegiani. Non meno irrilevante, il ritrovamento di diverse "tessere" della Forma urbis severiana, crollata in centinaia di pezzi da un muro proprio lì accanto. Una volta di più, la mirica mappa di Roma antica è servita da guida, confermando agli archeologi le sue preziosissime informazioni anche sul Tempio della Pace dove erano custoditi ed esposti anche il candeliere a sette braccia, le trombe d'argento e le tavole della legge raffigurati nell'arco di Tito. Lo scavo continua. Gran parte del pavimento si estende con certezza anche sotto l'asfalto intoccabile della strada; i setti murali di epoca rinascimentale che punteggiano il marmo saranno presto rimossi e il cantiere si estenderà in direzione del muro di Massenzio a completare una ricerca già ricchissima. Niente sarà interrato: dal Foro romano ci si potrà affacciare per vedere questo unicum, consolidato, protetto, ur nuovo gioiello restituito dalle glorie di Roma antica. Che sia dedicato alla pace pare un magico segno del destino o dei tempi da cui gli antichi, capaci di leggere il volo degli uccelli e i sogni delle donne, avrebbero saputo trarre insegnamento.
Splendono i marmi imperiali nel cuore del Foro della Pace
Il pavimento policromo del Foro della Pace a Roma è stato scoperto durante una campagna di scavi della Soprintendenza archeologica di Roma. Il pavimento è in opus sectile, giallo antico, porfido e pavonazzetto e risale all'epoca severiana. È parte del restauro del Tempio della Pace, che si trovava all'ombra della collina Velia. Il pavimento è in un buon stato di conservazione, soprattutto rispetto ad altre aree del Foro romano che sono state spoliate. Gli archeologi hanno trovato diverse "tessere" della Forma urbis severiana, che confermano le informazioni sulla mappa di Roma antica. Lo scavo continua e si estenderà in direzione del muro di Massenzio per completare la ricerca.
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