PERDE pezzi la basilica di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone. Martedì scorso sono crollati calcinacci all'interno e comparse alcune lesioni che hanno sfregiato gli affreschi e i marmi sul lato destro della chiesa. Le cause? «Crediamo siano state le operazioni di scavo per la vicina stazione della linea 6 della metropolitana », ipotizzano alcuni fedeli. «I vigili del fuoco sono subito intervenuti per recintare alcune aree, ma non ci hanno lasciato un rapporto. Attendiamo la Soprintendenza ai beni culturali all'inizio della prossima settimana per la valutazione dei danni», spiega Angelo Sena, custode della chiesa. Per chi la frequenta, come la signora Maria, «è una fortuna che non ci siano state vittime. Certo, un po' di timore c'è, ma come si fa ad abbandonare questo posto?». Per i turisti, come José e Isabel, «è un peccato non poter ammirare la basilica in tutto il suo splendore». Seduti sui gradini all'ingresso, a un metro di distanza dalle recinzioni del cantiere della metropolitana, i coniugi spagnoli si dicono «dispiaciuti di essere saliti fin sulla collina di Monte di Dio per vedere un gioiello deturpato. Siamo arrivati a Napoli proprio per un tour tra le sue chiese, ma alcune ci hanno deluso perché nascoste o soffocate tra impalcature e ferraglia. Uno spreco d'arte incommensurabile ». Una storia che sembra ripetersi, quindi, con Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone. Costruita nel Seicento su progetto di Francesco Grimaldi, secondo il volere di Costanza Doria del Carretto che la regalò ai padri teatini, la basilica ha una pianta a croce latina, tre navate e una cupola molto alta che s'impone sul paesaggio urbano. La struttura fu decorata da Giovan Battista Beinaschi, che affrescò la navata principale con raffigurazioni della "Vita della Vergine" e la cupola con "L'incoronazione della Vergine". Di Francesco Maria Caselli sono le grandi tele realizzate per le decorazioni dell'abside e del transetto, mentre nella cappella dell'Immacolata si può ammirare un dipinto di Massimo Stanzione. Di recente nell'area della chiesa, durante i lavori per la nuova stazione della metropolitana, sono state rinvenute alcune testimonianze archeologiche della Napoli cinquecentesca.