Fastidiosi cantieri stradali, restauri che non arrivano, sporcizia, schiamazzi, vandalismo: sono i mali, i guasti, le brutture della città. I cittadini li vedono e li sopportano, il Comune se ne preoccupa. Sembra un braccio di ferro che non finisce, una partita mai vinta del tutto. Tanto che, giustamente, uno si domanda se non sia sbagliata l'organizzazione, se non sia meglio fare ricorso ad altri strumenti. Così Monica Cirinnà si è chiesta se, per proteggere piccoli e grandi luoghi storici, più meritevoli di altri di una cura sistematica (forse, che la cura va bene ovunque) non sia il caso di affidare ad un organismo centrale le funzioni che oggi sono svolte, spesso con pochi mezzi e scarsi risultati, dai Municipi, cioè dalle unità amministrative in cui la città è stata divisa. Ne è nata una discussione, mossa da esigenze sacrosante, ma se vogliamo un po' curiosa. Non ha senso, infatti, mettere in dubbio il criterio del decentramento, mai sufficiente in una città enorme come Roma, complessa e multiforme, che va guardata e gestita con occhiali da vicino, purché agli organismi locali siano dati soldi e poteri veri, dei quali invece non dispongono. Di quelli ha bisogno ad esempio il volonteroso Giuseppe Lobefaro, sindaco del primo Municipio, quello del centro storico. Sarebbe sbagliato se altri si occupassero dei problemi di piazza di Spagna o di piazza Navona o di Campo de' Fiori, da un pulpito, un ente o un ufficio posto sul Campidoglio. È una storia che abbiamo già visto e che verrebbe interpretata come una delegittimazione, uno spossessamento, che. non aiuterebbe a risolvere le questioni. A Roma, il lavoro dei Municipi va potenziato. Il verbo giusto non e accentrare o decentrare, ma piuttosto coordinare. Cioè chiamare ad esaminare ogni problema i soggetti interessati (sovrintendenze statali e comunali, assessorati, municipi, aziende, questura...) per ottenere presto e bene che quella piazza o quel pezzetto di territorio abbiano il massimo della attenzione e la soluzione più confacente alle caratteristiche artistiche, ambientali, commerciali, alle esigenze degli abitanti. Collaborare, dunque, non per mettere tutti d'accordo, ma per unire le forze e le prerogative di ciascuno. Ed essere incisivi, efficaci, se possibile rapidi. Stanno entrando in funzione le 12 squadre volute dal sindaco per la difesa del decoro. Giusto pensare che, nei singoli casi, esse allertino altri e più specifici soggetti operativi. Del resto, in queste ultime settimane ci sono stati esempi (apertura dei negozi, licenze dei taxi) per i quali il Campidoglio ha messo in campo pazienza e capacità di mediazione, con risultati apprezzabili. Su tutto si deve concertare? No. Ma lì dove i problemi sono complessi, oltre che cercare il consenso è opportuno che le decisioni non siano prese da un solo soggetto amministrativo. Ogni volta serve una sala di regia, che veda il concorso di chi ha competenze appropriate e deleghe per intervenire. Insieme è più faticoso, ma alla fine paga.