Uno scheletro di cemento armato che fuoriesce dal terreno martoriato di quella che fu prima la Real passeggiata e poi la Villa comunale. Un grigio mostro che va ad oscurare ciò che resta della Cassa armonica realizzata da Errico Alvino nel 1878 e smontata in occasione della Coppa America sul lungomare di Napoli nel 2013. Accanto alla casamatta che è il vano d'ascensore che servirà in futuro la stazione della Linea 6 del metrò, sono spuntati altri muretti. Tutto sotto gli occhi dei cittadini e a poca distanza da palazzo Guevara di Bovino ancora sventrato dal crollo del 4 marzo del 2013. Ciò che spunta dal terreno è uno scheletro di cemento armato e non una struttura in vetro trasparente come espressamente richiesto nel documento stilato l'8 marzo del 2006, dal ministero per i Beni e le attività culturali che valutava l'impatto ambientale con all'oggetto "il completamento Linea 6 della metropolitana di Napoli Mostra-Municipio. Verifica di ottemperanza". Un documento articolato che a pagina 4 spiega: «In merito alla richiesta di verifica delle prescrizioni contenute nel parere favorevole (...), questo ufficio può esprimere un parere affermativo in considerazione del fatto che gli ascensori sono realizzati con pannellature trasparenti e che le camere di ventilazione non presentano ingombri volumetrici esterni e saranno oggetto di verifiche in corso d'opera». A guardare quello che sta accadendo in Vitta tutto questo non c'è, ed uno degli angoli più belli del mondo si sta trasformando in un luogo da incubo. Inoltre nel progetto del metrò Linea 6 dello studio Gesin è scritto chiaramente per quanto riguarda la stazione San Pasquale: «Non è prevista una uscita verso la Villa comunale, che sarebbe stata eccessivamente impattante per la stessa, in relazione dei benefici potenzialmente ottenibili». E allora cosa è successo? Perché il progetto è cambiato rispetto a dieci anni fa? Evidentemente si sono verificati «impedimenti tecnici» che non hanno dato altra scelta ai progettisti. E così è spuntato il mostro di cemento ad oscurare la povera Cassa armonica i cui lavori di restauro sono fermi da mesi. Colpa di una «vertenza» che vede i comitati dei cittadini contro la soprintendenza e che riguarda i pannelli della corolla. I primi montati sono stati bianchi, opachi, «ospedalieri» e in policarbonato. I secondi policromi. Ma non con i colori originali voluti da Errico Alvino nel 1877, cioè giallo e verde. Bensì blu e giallo. Ma non è solo questo il motivo del contendere con la Soprintendenza che dà le direttive del restauro. Il secondo punto, e forse il più importante, è che i pannelli non sono di vetro ma di policarbonato. Materiale che secondo i Comitati assorbe il suono e che quindi trasformerebbe uno dei monumenti liberty più bello d'Italia e sotto tutela, in un chiosco, facendolo decadere in un colpo solo dalla sua funzione originaria e storica, quella di sede di concerti. Un dossier è stato inviato al Mibact da Antonella Pane di "Progetto Napoli" a nome di tutte le associazioni. Nel documento si chiede l'immediato intervento del ministero. Perché la scelta cromatica della Soprintendenza «non ha riferimento fotografico - è scritto -, compare solo in due articoli del 1878, uno sull'Illustrazione Italiana e l'altro sul Roma, ed é totalmente estranea alla memoria storica dei Napoletani». Così la Cassa è rimasta ferma mentre intorno spunta il cemento.
NAPOLI-Cassa armonica, spunta un bunker di cemento
Uno scheletro di cemento armato sta emergendo dal terreno della Real passeggiata e della Villa comunale a Napoli. Il progetto del metrò Linea 6 prevedeva una stazione con una cassa armonica realizzata da Errico Alvino nel 1878, ma il progetto è stato modificato a causa di una vertenza tra i comitati dei cittadini e la soprintendenza. La cassa armonica doveva essere realizzata con pannelli di vetro trasparente, ma la soprintendenza ha scelto di utilizzare materiali di policarbonato che assorbono il suono e trasformerebbero la struttura in un chiosco. I comitati hanno inviato un dossier al Mibact chiedendo l'immediato intervento del ministero.
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