Gli studiosi del passato si ritrovano a Cagliari per parlare del loro futuro. Ieri mattina un'ottantina di operatori culturali ha partecipato a un'assemblea convocata per decidere il da farsi dopo che la Regione ha ridotto le risorse destinate alla gestione di siti archeologici, biblioteche e musei. O meglio, è l'accusa che viene mossa da Agci Sardegna, il governatore Francesco Pigliaru non ha mantenuto la parola data a fine 2015. I toni, comunque, sono concilianti e le cooperative si dicono pronte ad aspettare i tempi della politica per vedere incrementate le loro risorse. Ma dopo i ballottaggi andranno di nuovo in Regione a battere cassa. All'appello mancano le risorse per coprire il 15 per cento del costo del lavoro e il 5 previsto per la gestione. Soldi che difficilmente potranno reperire dai Comuni, alle prese con casse sempre più vuote. «Non si può lavorare per ricevere l'80 per cento dello stipendio afferma Sergio Cardia, presidente di Agci Sardegna, che ha organizzato la riunione di ieri insieme al comitato Nessuno a casa . Noi abbiamo posto il problema alla Regione e ci auguriamo ci risponda quanto prima. Perché se entro luglio il Consiglio regionale, su proposta della giunta, non avrà integrato i fondi, non potremo che agire di conseguenza». Gli operatori si dicono fiduciosi che l'emergenza possa rientrare, ma in caso contrario sono pronti a chiudere siti, musei e biblioteche. «D'estate non lo faremo mai, è la stagione del turismo e non sarebbe giusto per nessuno, ma a settembre se non arrivano i soldi saremo costretti a chiudere o a ridurre gli orari». Già alla fine del 2015 molte coop non erano riuscite a portare a termine l'anno e avevano dovuto chiudere al pubblico siti e musei. Solo all'ultimo la Regione aveva sborsato i due milioni e 600mila euro che mancavano all'appello per pagare gli stipendi degli operatori. «A dicembre Pigliaru aveva preso l'impegno che per il 2016 avremmo avuto le risorse per intero - spiega Cardia ma la Finanziaria 2016 ha destinato alla gestione dei beni culturali risorse che coprono solo l'85 per cento del costo del lavoro e il 5 per cento delle spese generali riconosciute ai Comuni». Il sistema è formato da una quarantina di coop con 900 addetti ai lavori che si occupano di alcuni tra i più importanti siti dell'isola. Dal museo fenicio punico di Sant'Antioco ai sistemi bibliotecari di Sassari, Nuoro e Tempio, dall'area di Tharros a quella di Nora. (al.pi.)