Appena 12mila ingressi nel 2015, l'incasso è di 11mila euro Scarso interesse e poche risorse investite nella cultura PORTO TORRES. «A Porto Torres ovunque scavi trovi qualcosa». Gli abitanti dell'ormai ex capitale industriale del nord Sardegna hanno sempre saputo che il suolo su cui prosperò la Colonia Iulia Turris Libisonis cela immensi tesori. Eppure, abbagliati dal miraggio industriale, non hanno mai cercato quei tesori e non li hanno mai messi al centro di un reale progetto di sviluppo. Certo, le scoperte, quasi tutte realizzate in occasione di scavi di emergenza o di archeologia preventiva, specie negli ultimi anni hanno entusiasmato i turritani e acceso qualche lampadina, ma attorno alla zona su cui insiste la città romana, al di là di buoni propositi elettorali, poco si è fatto in termini di valorizzazione e creazione di posti di lavoro. Sono i numeri a dimostrarlo: l'ultimo report del Mibact relativo al dato di visitatori ed introiti da Antiquarium Turritano e Area Archeologica per il 2015 parla di 12727 ingressi e 11003 euro incassati. Davvero troppo poco per l'area archeologica romana più estesa della Sardegna. In quella zona opera anche la cooperativa L'Ibis, nata per effettuare visite guidate nell'area di Turris, ma da un paio d'anni non più ospitata all'interno della struttura museale e addirittura destinata in parte a fornire informazioni all'ufficio turistico, snaturandone la mission iniziale. L'area archeologica di Turris Libisonis è da anni definita una gallina dalle uova d'oro, ma non è mai stata oggetto di scavi sistematici. La soprintendenza ai Beni archeologici fa il possibile per tutelare i monumenti e di tanto in tanto riesce attraverso i restauri a restituire splendore o scoprire novità grazie a qualche apporto ministeriale coi fondi dell'8 nel prossimo futuro si completerà lo scavo della domus di Orfeo, per esempio ma le risorse sono sempre pochissime e certo è impensabile al momento ipotizzare scavi sistematici. Accade così che vi siano aree non visitate perchè non inserite nel percorso esterno come le mura, oppure splendidi edifici come la domus dei Mosaici Marini, scavata solo in parte, da cui è persino volata una porzione della copertura senza che sia stata ancora ripristinata. In città, poi, alcuni siti vengono resi fruibili solo in occasioni particolari come Monumenti Aperti: è il caso del colombario, delle tombe ipogeiche di Tanca Borgona e del Nautico. Altri sono poco pubblicizzati, come la necropoli prenuragica di Su Crucifissu Mannu. Con tutti questi siti si potrebbe creare un tour complessivo e un unico ticket. Tra tante nubi, un raggio di sole è però spuntato recentemente: si tratta delle tombe a camera ad arcosolio della necropoli orientale scoperte alcuni anni fa in occasione della costruzione di un palazzo in via Libio. I proprietari dello stabile e la soprintendenza archeologica hanno dato vita alla prima forma di collaborazione sperimentale fra pubblico e privato, concorrendo congiuntamente alla conservazione, alla valorizzazione e alla fruizione al pubblico.