«COME un filo rosso, una linea continua che parte da Roma e unisce i luoghi più belli e dimenticati del Sud Italia, dove la Campania ha un ruolo fondamentale». Paolo Rumiz descrive così il suo reportage, durato quasi un anno e pubblicato la scorsa estate su "Repubblica", alla scoperta dell'Appia antica. Un viaggio che ha coperto tutti i 611 chilometri da Roma a Brindisi, percorsi a piedi, lungo quel che rimane della "regina viarum" degli antichi romani. Il reportage oggi diventa libro, intitolato "Appia" (edizioni Feltrinelli) e presentato dal giornalista e scrittore alla libreria Iocisto di via Cimarosa. «Ecco un cammino unico -dice Rumiz - che unisce il Lazio alla Puglia, passando per Campania e Basilicata: la prima strada d'Europa, che potrebbe diventare un itinerario turistico. Altro che cammino di Santiago ». L'Appia, prosegue Rumiz, non ha nulla, infatti, da invidiare al percorso spagnolo: «Basta raccontarla e ammirarla - dice -Per questo ho scritto questo volume, uno zibaldone che risponde più ad un dovere civico che letterario, sul mio viaggio». Costruita nel 312 avanti Cristo per collegare Roma all'"Altera Roma", ossia Capua, poi allungata verso l'Adriatico fino al 190 a.C., l'Appia «è uno scrigno di cose belle e ignorate, ma anche di brutture che, dal secondo dopoguerra hanno, condannato la via all'oblio». Tra transumanze, fiumi e sentieri, Rumiz ha iniziato il suo tour dall'Urbe lo scorso aprile, con tre amici. «Arrivato a Fondi, già mi sentivo in Campania: è lì che cambia l'accento, che le persone cominciano a darti del voi: si sente l'eco delle Due Sicilie». Il cammino prosegue nel casertano, lungo l'antica Sinuessa, oggi Mondragone. «Nella città, mangiata dal cemento, sopravvive un bel tratto di basolato dell'Appia: l'oblio rischia di cancellare la memoria di questi luoghi: il Sud è così avvezzo alla storia, che molto spesso ne dimentica la bellezza». Ma è nella campagna che Rumiz riscopre una Campania antica, quasi acquerellata: «Ho conosciuto l'altra faccia di Gomorra: la Terra di Lavoro di nome e di fatto, di instancabili lavoratori, ospitali e gentili. Molti ci hanno accolto come viandanti, offrendoci acqua e cibo, tutti si stupivano della nostra missione: rivalutare l'Appia, oggi coperta dalle loro messi o da tangenziali e autostrade. È stato come se avessero per un attimo riscoperto le loro orgogliose origini». Tra masserie, campi e bufale, si penetra «la salita delle Forche Caudine, verso Montesarchio e Benevento, ammirando le ultime grandi tracce di romanità». Poi inizia la "Terra dei Lupi", l'Irpinia. L'Appia qui si fa quasi invisibile; «ci ha accolto un'ospitalità antica, immediata dopo una prima diffidenza. Si entra in un mondo di rituali e curiosi usi pagani. Sembra di percepire presenze e spiriti rurali, evocati anche dalle canzoni di Vinicio Capossela». Uno dei punti più belli del cammino? «Certamente il guado del fiume Calore, ai piedi di un vecchio e malandato ponte romano». Poi inizia il tratto lucano, verso Melfi e Venosa (città di Orazio), infine la Puglia. L'itinerario, pubblicato sul sito della Feltrinelli è scaricabile su smartphone. Il libro (raccontato anche in una mostra a Roma) include informazioni su alberghi lungo il cammino. «L'Appia è una faccia del sud. Il ministero ai Beni culturali ha avviato progetti per la sua valorizzazione. Speriamo che non diventi un'iniziativa opaca, con altro cemento ed inutili rievocazioni ». La "regina viarum" è ben altro: è lo specchio di un'Italia millenaria, dall'età romana, a quella medievale, una strada percorsa da legioni, poeti e da imperatori. Come stesso Federico II, verso il suo imbarco brindisino per le Crociate.
Rumiz: "L'Appia è uno scrigno l'altra faccia di Gomorra"
Paolo Rumiz ha condotto un viaggio lungo l'Appia antica, una delle strade più antiche d'Europa, da Roma a Brindisi, per scoprire la sua storia e la sua bellezza. Il suo reportage è stato pubblicato come libro e presentato alla libreria Iocisto di via Cimarosa. Rumiz ha iniziato il suo viaggio dall'Urbe, raggiungendo Fondi e poi Mondragone, dove ha scoperto la bellezza della campagna campana. Ha poi continuato il suo cammino verso Montesarchio, Benevento e l'Irpinia, dove ha incontrato una popolazione ospitale e ha scoperto la sua storia e la sua cultura. Il libro include informazioni su alberghi lungo il cammino e un itinerario scaricabile su smartphone.
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