Per la prima volta visitatori e appassionati potranno contribuire attraverso il sito Internet a realizzare una serie di obiettivi selezionati Il direttore Greco: " Così condividiamo il patrimonio con il pubblico" TORINO Realizzare modelli 3D, digitalizzare archivi e creare open data, assemblare frammenti di sculture, contribuire al lancio di un crowdfunding. D'ora in poi tutti potranno partecipare ai progetti collettivi lanciati dal Museo Egizio di Torino attraverso la piattaforma MicroPasts, accessibile al pubblico da venerdì. Basterà registrarsi al sito del museo, quindi operare da casa attraverso il pc. Una sorta di Wikipedia dell'egittologia, dove però poco sarà lasciato all'inventiva di ognuno: ci si dovrà attenere a particolari indicazioni, guidati da un apposito programma. L'iniziativa, prima in Italia per un museo, realizzata in collaborazione con l'University College of London e il British Museum, rientra nel campo dell'archeologia pubblica, disciplina volta a coinvolgere volontari in un campo fortemente identitario, con possibili implicazioni sociali, economiche e produttive, che si è affermata dagli anni Settanta nel mondo anglosassone. Nel Regno Unito su questa piattaforma è stato trascritto un archivio con 30mila schede di documentazione di manufatti in metallo rinvenuti dal XIX secolo, il National Bronze Age Index, per il quale non si erano trovati finanziamenti: è stato il pubblico a venire in aiuto. Sulla piattaforma come afferma Chiara Bonacchi, ricercatrice di Public Archaeology alla Ucl, che cura il programma con l'egittologo torinese Paolo Del Vesco «si sono registrati in Inghilterra negli ultimi tempi più di 2mila utenti, di cui i tre quarti non operano nel settore». «Credo nella ricerca partecipata come forma di tutela: la condivisione del patrimonio culturale fa sentire il pubblico più vicino e propenso a recepirne il valore dice il direttore dell'Egizio Christian Greco Il nostro progetto vuole sensibilizzare il pubblico sul valore delle collezioni e della ricerca che si fa nel museo, per ricostruirne la storia». Greco racconta che l'idea gli è venuta pensando allo smisurato archivio dello storico direttore dell'Egizio Ernesto Schiaparelli, che conserva 14mila lastre fotografiche e 39 metri lineari di documenti, tra giornali di scavo, taccuini, disegni, lettere. «Schiaparelli è morto nel 1928 e non ha fatto in tempo a dare alle stampe tutti i suoi scritti, che rivelano il valore scientifico della Missione italiana in Egitto, realizzata con il suo contributo dal 1903 al 1913: ora è necessario scansire e trascrivere le sue carte, digitalizzarle e renderle pubbliche: chiediamo al pubblico di contribuire». Chi si sente un po' artista, potrà optare per il programma di "fotomodellazione" offerto dalla piattaforma: tracciando il contorno dei reperti in serie di 40 foto, si creano modelli tridimensionali ad alta definizione degli stessi oggetti: «Questo metodo potrà tornare utile sia per lo studio che per la comunicazione dei reperti, al di fuori di logiche accademiche, ma portando la cultura egizia al pubblico, secondo la missione del museo aggiunge Del Vesco Saranno modelli virtuali: per trasformarli in reali, basterà una stampante 3D». L'iniziativa riprende un modello adottato con successo nel Regno Unito
Dagli archivi digitali ai modelli 3D Il Museo Egizio di Torino lancia i progetti collettivi rivolti a tutti
Il Museo Egizio di Torino ha lanciato un progetto per coinvolgere il pubblico nella realizzazione di obiettivi selezionati attraverso la piattaforma MicroPasts. I visitatori e appassionati potranno contribuire a realizzare modelli 3D, digitalizzare archivi e creare open data, assemblare frammenti di sculture e contribuire al lancio di un crowdfunding. L'iniziativa è stata realizzata in collaborazione con l'University College of London e il British Museum. Il progetto rientra nel campo dell'archeologia pubblica, che coinvolge volontari in un campo fortemente identitario. Il Regno Unito ha già adottato un modello simile, con successo, per il National Bronze Age Index.
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