CON l'apertura (imminente, questione di qualche settimana) del cantiere per la messa in sicurezza dei fronti di scavo e la mitigazione del rischio idrogeologico nelle Regiones I, III, IV, V e IX degli scavi, una gara da 11 milioni di euro, Pompei prova a chiudere definitivamente pagina con uno dei fattori che dal dopoguerra a oggi ha provocato crolli e cedimenti: sistemare quell'ampia zona non scavata, che incombe su via dell'Abbondanza e su via di Nola. Terreni fino a qualche anno fa coltivati da coloni che versavano canoni minimi alla soprintendenza, che si impregnano di pioggia e rilasciano pericolose quantità d'acqua che finiscono per premere sulle facciate interne delle domus allineate lungo le strade. Una minaccia costante, un fattore di rischio che nel novembre 2010 provocò il crollo della Schola Armaturarum. I lavori prevedono la realizzazione di gradoni lungo i fronti e lo scavo di alcuni settori, oltre alla realizzazione di un sistema di canalizzazione delle acque in superficie che eliminerà il dilavamento verso l'area archeologica. «La novità dell'azione che stiamo portando avanti con il Grande progetto Pompei spiega il soprintendente Massimo Osanna al seminario Archeologia e leggerezza al Dipartimento di architettura della Federico II è che puntiamo alla messa in sicurezza totale della città. Riapriremo tutte le strade, molte chiuse e puntellate dal terremoto dal 1980, entro la fine dei lavori fissata al dicembre 2017». Entro fine giugno tornerà nuovamente visitabile l'intera Regio VI, dove sono stati rimessi in sicurezza 13 mila muri su un'area di 56 mila metri quadrati ed eliminati i puntelli. I lavori di messa in sicurezza delle Regiones IV, V e IX saranno conclusi a fine estate. A partire da luglio, invece, Osanna annuncia la messa on line del patrimonio di immagini e documenti dell'Archivio degli scavi di Pompei, 35 mila foto, 17 mila lastre e migliaia di negativi che sono stati digitalizzati assieme a centinaia di faldoni di documenti, uno spaccato spesso inedito sulla storia delle esplorazioni archeologiche ai piedi del Vesuvio. Così come, grazie a una convenzione con l'Opificio delle Pietre dure di Firenze, si procederà al restauro di tutte le fontane pubbliche di Pompei, una quarantina, per verificare dov'è possibile riattivare la mescita dell'acqua. Sul tema delle coperture delle domus pompeiane si aprono nuovi spazi di collaborazione tra Soprintendenza Pompei e Dipartimento di architettura. Il direttore Mario Losasso e i professori Aldo Capasso, Fabio Mangone e Renata Picone si dicono pronti a collaborare all'elaborazione di linee-guida, così come suggerito da Osanna. Al quale non vanno giù ad esempio interventi pesanti come quello delle Terme Stabiane, mentre suggerisce di salvare le coperture storicizzate volute da Amedeo Maiuri alla metà del Novecento. E, come spiega la professoressa Picone, a breve l'università consegnerà alla Soprintendenza il lavoro interdisciplinare fatto dai vari dipartimenti, da Scienze umane ad Architettura, Ingegneria e altri, a seguito dell'accordo quadro dell'aprile 2015. La manifestazione si chiamerà "La Federico II per Pompei" e proverà a rilanciare il rapporto tra tutela, ricerca e valorizzazione lungo l'asse Napoli-Pompei.
NAPOLI - "Scavi in sicurezza, faremo così"
Il cantiere per la messa in sicurezza dei fronti di scavo e la mitigazione del rischio idrogeologico nelle Regiones I, III, IV, V e IX degli scavi di Pompei è in corso. La gara da 11 milioni di euro prevede la realizzazione di gradoni lungo i fronti e lo scavo di alcuni settori, oltre alla realizzazione di un sistema di canalizzazione delle acque in superficie. La novità dell'azione è che puntano alla messa in sicurezza totale della città. I lavori prevedono la riapertura di tutte le strade, molte chiuse e puntellate dal terremoto del 1980, entro la fine dei lavori fissata al dicembre 2017.
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