A BREVE i bolognesi avranno l'occasione, unica, di trovarsi a tu per tu e di poter guardare negli occhi il Nettuno. Ma forse rimarranno sgomenti nel trovarsi davanti non un burbero e iroso dio dei mari bensì un vecchio gigante malridotto, un pugile suonato con una ferita sul sopracciglio, una lesione alla gamba sinistra e due squarci nel braccio destro. Per non parlare dei suoi servitori una schiera di putti, sirene e delfini che lo elevano verso l'alto, - anche loro acciaccati, crepati, corrosi, sopraffatti dal calcare e dalle ossidazioni del rame. Il Comune di Bologna ha ricoverato le sculture del Giambologna in una sorta di ospedale da campo, una grande tenda che sovrasta la piazza, destinato a diventare un grande cantiere aperto. L'idea è che i restauri affidati all'Istituto Superiore di Conservazione e Restauro di Roma e al CNR di Pisa (sotto l'occhio vigile della Soprintendenza) diventino una palestra dove fare pratica, scuola per operatori che lavoreranno in diretta davanti al pubblico. E mentre loro laveranno, puliranno, useranno reagenti e soluzioni per valutare i danni del tempo, i visitatori potranno salire, guidati, sulle piattaforme del cantiere e curiosare, come è già successo alla facciata della Basilica di San Petronio. Anche questa occasione unica per osservare da vicino la maestria degli scultori del passato e gli interventi di recupero nel corso dei secoli. Questi incontri a distanza ravvicinata sono sempre emozionanti perché offrono prospettive inconsuete . In questo caso si vedrà la perizia del Giambologna nel disegnare le vene delle mani, i riccioli dei capelli, le cinture esili che stringono le sirene, l'espressione dei volti. Nell'attesa, vi presentiamo in anteprima cosa si potrà scoprire salendo le scalette del cantiere: i segni della storia sono evidenti, a volte drammatici. Alcune crepe sono visibili sul piede destro del putto all'angolo sud-est, sul pesce e sul putto dell'angolo sud-ovest e sullo stesso gruppo dell'angolo nord-ovest. Altre si notano sul braccio destro del Nettuno ma anche nel marmo e nel basamento della fontana. Sul sopracciglio sinistro del Gigante un'ammaccatura lascia intuire forse un vecchio intervento, mentre lungo il collo del dio del mare una lunga striscia giallastra corrisponde alla gomma usata per fissare una serpentina elettrificata per allontanare i piccioni. E ancora sulla gamba sinistra è ben visibile la traccia dell'apertura per svuotare la statua dalla terra di fusione, causata durante l'ultimo restauro, di Giovanni Morigi nel 1988 quando intorno al Gigante lo scultore Mario Ceroli costruì una bella casa di legno, andata distrutta. Il segno lasciato dai restauratori del passato è uno dei temi più interessanti per gli studiosi di oggi perché racconta come il recupero delle opere non segua mai regole immutabili ma sia riflesso delle culture e delle sensibilità dei tempi. Significativa, in tal senso, è l'incisione su uno dei delfini: "Arnaldo Gandolfi restauravit A.D. 1760".