«È peggio di un crimine: è un errore», disse Joseph Fouché dopo aver saputo dell'esecuzione del duca d'Enghien decisa da Napoleone. Ma il sindaco di Sant'Agata dei Goti Carmine Valentino, che è anche segretario del Pd beneventano, non deve aver mai letto quella frase celeberrima. Si sarebbe guardato bene, altrimenti, dal mettere la firma su una delibera che, prima ancora che liberticida, è insensata: lo sfratto dell'unica biblioteca esistente nel suo comune. Nonostante abbia oltre undicimila abitanti che possono contare su una dozzina di bar, un po' di ristoranti e trattorie, cinque pizzerie e vari «slot corner» per i malati del gioco d'azzardo, infatti, l'antica e bellissima cittadina nata sul territorio dove sorgeva l'ancora più antica città caudina di Saticula, non ha una biblioteca comunale. Né ha mai avuto qualcosa di simile finché una decina di anni fa il giornalista, insegnante di italiano e scrittore Giancristiano Desiderio («ricorrendo a un mio patrimonio librario e alla disponibilità del Comune che concesse in comodato d'uso le stanze di Palazzo Mosera») diede vita a una biblioteca intitolata al nonno, Michele Melenzio, un intellettuale santagatese di un certo spicco. Da allora, un libro tira l'altro, la biblioteca è cresciuta fino a «essere riconosciuta dalla Regione Campania, entrare nel sistema delle biblioteche nazionali, contare circa 15 mila volumi, essere frequentata da ricercatori e studiosi, pubblicare testi di storia del Mezzogiorno, accogliere bambini per la lettura delle favole, organizzare seminari di filosofia e cultura politica». Finché, qualche settimana fa, la giunta del sindaco Valentino ha deliberato la revoca del comodato d'uso dei locali: fuori. Il guaio, secondo Desiderio, è che «chi dirige la Biblioteca, io e il mio amico Claudio Lubrano con un gruppo di giovani e volontari, non va giù all'amministrazione comunale che ci fa la guerra». Che il giornalista possa non piacere al sindaco è possibile. Ha lavorato con Vittorio Feltri a Libero, con Giordano Bruno Guerri e poi Gennaro Malgieri a L'Indipendente, con Renzo Foa a Liberal e, insomma, di sinistra non è. Ma che c'entra? Cosa c'entra con una biblioteca se perfino il Manifesto, che certo non ha simpatie per il mondo destrorso, ha preso posizione dedicando un articolo alla demenziale decisione di sfrattare la biblioteca accusando il sindaco di essere uno che troppo spesso «rivendica con metodi muscolari l'ultima parola» nel campo della cultura? Per dirla con una battuta letteraria: pensaci, Valentino.
Sant'Agata dei Goti. L'errore di sfrattare quell'unica biblioteca
Il sindaco di Sant'Agata dei Goti, Carmine Valentino, ha deliberato lo sfratto della biblioteca comunale, che è stata fondata da Giancristiano Desiderio decenni fa. La biblioteca, intitolata al nonno Michele Melenzio, è cresciuta fino a contare 15 mila volumi e essere riconosciuta dalla Regione Campania. Desiderio e il suo gruppo di volontari hanno cercato di raggiungere l'amministrazione comunale per discutere della decisione, ma sono stati contrari. Il giornalista ha accusato il sindaco di essere uno che rivendica con metodi muscolari l'ultima parola nel campo della cultura. La decisione è stata criticata anche dal Manifesto, che ha pubblicato un articolo contro la demenziale decisione.
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