Trento, per la prima volta la Soprintendenza apre al pubblico le porte dei propri laboratori di Entri in punta di piedi, ti avvicini con circospezione alle postazioni di lavoro ed osservi con deferenza, come "Alice nel paese delle meraviglie", perché questo puoi fare laboratorio di restauro. Il resto è luce per occhi che guardano l'opera recuperata al proprio originario splendore e musica per orecchie che accolgo la narrazione di come avviene il miracolo. E quindi tecniche, vecchie e nuove, strumentazioni e chimica, perché no, spesso usate tutte insieme in una sola opera. Questa in sostanza l'opportunità che per la prima volta la Soprintendenza per i Beni Culturali (Ufficio per i beni storico - artistici) della Provincia di Trento, ha deciso di offrire alla cittadinanza (piccoli gruppi in visita a turno) con l'iniziativa "A tu per tu con l'opera", presentata ieri dal dirigente della Soprintendenza Ulisse Marzatico e dal direttore dell'Ufficio per i beni storico- artistici Ermanno Tabarelli de Fatis, e che oggi a partire dalle 15 aprirà al pubblico i battenti del laboratorio di restauro di via S. Marco 27 a Trento. Perché si fa presto a dire, "restaurata", ma a monte c'è una attività certosina, in cui scienza e tecnica si intrecciano con abilità, precisione ed esperienza. Nell'intento di spiegare come si opera e con quali tecniche, i restauratori mostrano le ultime opere oggetto di recupero e conservazione e si viene così a scoprire anche una considerevole attività in veste di "mecenate" della Provincia, con l' acquisto di opere d'arte sul territorio. Principalmente due quelle attualmente presenti nel laboratorio, una piccola cuspide in legno di olmo dipinta, datata tra il XIII e il XIV secolo, raffigurante una crocefissione, acquistata alla fine del 1920 dal Museo Provinciale d'arte di Trento (Oggi Museo Castello del Buonconsiglio) ed un olio su tavola attribuito al Fogolino (XVI sec.), acquistato nel 2002 sul mercato antiquariale, appartenente alla famiglia Roccabruna, con tanto di stemma della casata venuto alla luce soltanto dopo una tenace ridipintura settecentesca. Altre opere provengono da castelli, chiese, o palazzi e necessitano di interventi diversi, secondo la gravità del danno subito, incuria, danneggiamenti atmosferici, calamità, oppure vandalismi. Interessante a tal proposito il lavoro intrapreso sulle due sculture lignee di S. Faustino e S. Giovita (1515-1520) attribuiti ad Andrea e Maffeo Olivieri, appartenenti alla chiesa cimiteriale di Ragoli (oggi comune di Tre Ville), La prima operazione è stata l'asportazione di quattro campioni da sottoporre ad analisi stratigrafica e microchimica, a seguire la pulitura degli incarnati. Per le operazioni di prefissaggio e fissaggio, si è proceduto al consolidamento degli strati materici dell'opera, per garantire l'adesione e consentire di procedere alla rimozione dello sporco. È stato poi eseguito il consolidamento del supporto ligneo a cui è seguita l'operazione di pulitura, fase più delicata dell'intero intervento. A conclusione la stuccatura dei tarli sugli incarnati, con il successivo ritocco pittorico e la verniciatura finale. Intervento meno complesso, ma comunque impegnativo, per la statua lignea di S. Romedio appartenente appunto al santuario noneso, un'opera del XVIII sec., dove non si capiva se era stato ridipinto in epoche successive, visto l'esito negativo dei sondaggi si è deciso di mantenere il rifacimento risalente, con ogni probabilità, alla fine del secolo XIX. Ma il corposo recupero sul quale si è concentrata molta parte dell'attenzione dell'Ufficio per i beni storico artistici riguarda la tesi di laurea di un giovane studioso Matteo Osele, autore anche del libro "Il perduto ciclo degli affreschi della Chiesa di S.Michele a Darzo", settimo volume della collana "In filigrana", edito dalla Soprintendenza, che illustra oltre mille frammenti d'affresco rinvenuti durante gli scavi e conservati nei depositi della Soprintendenza. Per quanto concerne invece una Crocefissione in avorio (XVIII sec) su basamento in legno, con elementi decorativi in argento, della collezione di Castel Thun si è proceduto allo smontaggio pezzo per pezzo dei vari elementi, ripulitura con chelanti e per l'avorio solventi volatili, acqua distillata e tensioattivi a tampone. A volte però capita anche di dover intervenire anche su atti di vandalismo ed è il caso del ritratto di Pietro Pedrotti fondatore della scuola materna di Povo. Il 17 maggio 2015 la scuola ha subito un furto, i ladri, oltre a rubare, hanno anche imbrattato con vernice bianca il dipinto ad olio su tela con il ritratto del fondatore (XIX sec). Il dipinto, di autore ignoto, datato alla fine del XIX secolo, era stato dichiarato di interesse storico artistico già nel 2009. Pertanto su richiesta dell'ente gestore della scuola, la Soprintendenza ha intrapreso l'opera di restauro, ultimata recentemente.
TRENTO-Un tuffo dentro le meraviglie del restauro
Riassunto in 200 parole:
La Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia di Trento ha aperto al pubblico i suoi laboratori di restauro per la prima volta. Il laboratorio è stato inaugurato con l'iniziativa "A tu per tu con l'opera", che consente ai visitatori di osservare e imparare le tecniche di restauro utilizzate dai restauratori. Le opere esposte sono state scelte per la loro importanza storica e artistica, e includono una piccola cuspide in legno dipinta, un olio su tavola attribuito al Fogolino e due sculture lignee attribuite ad Andrea e Maffeo Olivieri.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo