PESCARA. L'etichetta di "signora dei no" che le è stata appiccicata nei suoi primi mesi di attività come responsabile della Soprintendenza delle Belle arti in Abruzzo le sta stretta. Per l'architetto Maria Giulia Picchione la bocciatura dei progetti di realizzazione del Ponte del cielo, della riqualificazione dello stadio Adriatico-Cornacchia, della collezione di opere di Venceslao Di Persio e, in ultimo, persino dell'autorizzazione a sistemare i cartelli di divieto di balneazione lungo le spiagge pescaresi, è dettata esclusivamente «dal nostro compito di salvaguardare e tutelare il patrimonio storico e artistico della città senza alcun accanimento nei confronti delle istituzioni locali» al punto che le pratiche rispedite al mittente «ammontano soltanto al 6 per cento, a fronte di una media nazionale che supera il 20 per cento». Ieri mattina, la Soprintendente di ferro è intervenuta all'inaugurazione dell'area archeologica di Fonte Locca, sulla collina di San Silvestro, mettendo da parte i vecchi dissapori. Si è lasciata immortalare dai fotografi mentre stringeva la mano con cordialità al presidente della Regione Luciano D'Alfonso e ai rappresentanti politici presenti. Poi, a margine della cerimonia ufficiale, si è lasciata andare ad alcune considerazioni. Architetto, perché questo suo accanimento sulle opere pubbliche abruzzesi? «Chiariamo una cosa: noi non agiamo secondo preconcetti né il nostro può essere definito un accanimento. Lavoriamo per la difesa del patrimonio paesaggistico di Pescara e del resto della regione. Il nostro compito è di tutelarlo e salvaguardarlo. E a quanto pare lo facciamo con cognizione di causa, visto che ogni volta che emettiamo un parere la correttezza del nostro operato è stata sempre confermata da altri organismi». Non pensa che abbia espresso troppi "no"? «Assolutamente no. Se facciamo un conteggio dei pareri negativi emessi dalla Soprintendenza, le posso dire che sono pari al 6 per cento delle pratiche che arrivano sulla mia scrivania. Una media bassissima, se si confronta con il dato nazionale che supera il 20 per cento». Scendiamo nel dettaglio delle singole pratiche: perché ha bocciato il Ponte del Cielo che la Regione avrebbe voluto costruire sullo specchio d'acqua della Nave di Cascella? «Per ragioni di tutela del patrimonio storico e artistico della città. Ragioni che sono state confermate sia dalla commissione regionale in seno al segretariato, composta da tutti i soprintendenti abruzzesi, sia qualche giorno fa, il 3 per la precisione, dal Tar che ha rigettato il ricorso del Comune contro il ponte circolare». E per lo stadio? «Le dico francamente che non ho mai avuto il piacere di visionare il progetto di ristrutturazione dello stadio Adriatico-Cornacchia presentato dal Comune e dalla società. L'unico disegno che ho potuto vedere e i dettagli della riqualificazione li ho appresi da una foto e dagli articoli di stampa. Per noi quella struttura rappresenta un'opera di valore storico e per questa ragione abbiamo provveduto a chiedere l'apposizione del vincolo alla commissione regionale competente, che anche in questo caso ha sposato la nostra linea». È vero che non ha autorizzato il Comune nemmeno a posizionare in spiaggia i divieti di balneazione? «Il parere ce l'ha chiesto il Comune, non è stata una nostra libera iniziativa. In due giorni, quindi con celerità, abbiamo risposto alla richiesta e valutato la questione. Abbiamo deciso per il no, ma senza preconcetto né accanimento. C'è un ottica di condivisione a monte, ma purtroppo non è sempre bidirezionale». A che cosa si riferisce? «Gli architetti delle istituzioni hanno l'abitudine di iniziare i progetti senza chiederci un parere, un supporto tecnico o una semplice condivisione. Ma questo non va bene, specie se si tratta di opere impattanti di una certa rilevanza. Il mio ufficio è sempre aperto per ascoltare le istanze degli enti locali, siamo aperti a tutti e a tutte le ore del giorno. Chiedo ai funzionari pubblici di interpellarci prima e non farci conoscere le cose dalla stampa altrimenti succedono episodi sgradevoli». Come nel caso dei pini abbattuti? «Quello è un viale storico che andava vincolato. L'ho già comunicato all'assessore Laura Di Pietro. Loro non avevano chiesto l'autorizzazione e per questo all'ordine di sospendere l'abbattimento è seguito l'obbligo di ripiantumazione. Una disposizione che non interesserà soltanto i 19 pini abbattuti, ma dovranno essere riempiti anche i vuoti degli anni passati. Quindi complessivamente saranno piantati ben 37 pini della stessa specie: domestico e aleppo».
Stadio, Ponte del cielo, pini: ecco perché abbiamo detto "no"
Maria Giulia Picchione, Soprintendente delle Belle arti in Abruzzo, ha espresso le sue considerazioni sull'accanimento nei confronti delle istituzioni locali. Ha spiegato che il suo compito è di salvaguardare e tutelare il patrimonio storico e artistico della città, senza preconcetti né accanimento. Ha menzionato alcuni progetti bocciati, come il Ponte del cielo, la riqualificazione dello stadio Adriatico-Cornacchia e la collezione di opere di Venceslao Di Persio. Ha anche spiegato che il suo ufficio è aperto per ascoltare le istanze degli enti locali e che chiede ai funzionari pubblici di interpellarlo prima di farlo conoscere dalla stampa.
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