Vita nuova per i resti del teatro e dell'anfiteatro romani del I secolo d. C. rimasti per quasi due millenni sotto una spessa coltre di terra o, peggio ancora, devastati e spogliati fino all'osso. La «civitas camunnorum», sede di municipio romano ed espressione massima del processo di romanizzazione della Vallecamonica, restituisce uno scampolo di architettura, un brandello di tessuto cittadino che si affianca alle tante altre vestigia che qui fanno pensare a tenne, templi, luoghi pubblici e dimore signorili. Sono stati necessari anni di intenso lavoro durante i quali non sono mancati i problemi, le difficoltà, le interruzioni. L'individuazione del teatro avvenne nel 1972, quando riaffiorò una piccola porzione che subito fece pensare alla punta di un patrimonio sommerso. Nel 1984 fu la volta dell'anfiteatro, attiguo al teatro ma più spostato in direzione sud. Fu soprattutto nell'arco di tempo che va dal 1995 al 1997 che le campagne di scavo presero una piega sempre più interessante ed incoraggiante. Regione Lombardia, Comune di Cividate, Comunità montana e Bim unirono le forze e credettero a quanto stava riaffiorando dalla piana e soprattutto dal versante adagiato ai piedi del colle di Barberino. n vero colpo d'ala risale al 1998 quando il Ministero per i beni culturali decise di finanziare i lavori di scavo con i fondi derivanti dalle giocate del Lotto. Adesso, il risultato è sotto gli occhi dei primi visitatori che non mancheranno di cogliere insieme l'efficacia del progetto di recupero e la semplicità dell'ordito architettonico del luogo che fu vanto e gloria della Civitas divenuta capitale romana della Valle a partire dal 16 a. C. Il Parco archeologico (12 mila mq) è adagiato ai piedi dello sbarramento roccioso che sembra chiudere la valle, in posizione bellissima, protetta dai venti freddi del nord e acusticamente molto adatta. Sono tornati alla luce la gradinata del teatro e parte della scena oltre alla cavea e alla scena dell'anfiteatro. Quest'ultimo presenta una struttura ellittica con il diametro maggiore di 73 metri e quello minore di 65, realizzata con ciottoli del fiume Oglio tenuti insieme da una malta molto robusta, contrariamente a quanto è stato riscontrato altrove. Forse è anche per questo che il complesso dei ruderi è di tutto rispetto, in grado di dare un'idea precisa della trama architettonica di duemila anni fa. Va pure ricordato che durante gli scavi degli anni scorsi gli studiosi scoprirono i resti di un acquedotto che corre lungo il fianco est dell'anfiteatro e che molto probabilmente andava a captare una falda poco distante nel ventre della montagna. Forse era uno degli acquedotti che, nel I secolo d. C., rifornivano la popolosa Civitas. I lavori di questi anni sono stati seguiti da Valerla Mariotti della Soprintendenza ai beni archeologici della Lombardia. Il complesso teatro-anfiteatro è uno dei gioielli dell'antica città romana che presenta ancora, nonostante le trasformazioni e le manomissioni avvenute nel corso del tempo, un impianto tipico del modello insediativo romano.