È un cielo nuovamente terso quello che sta tornando a illuminare, fra i ponteggi, "L'Italia tra le Arti e le Scienze", il grande dipinto murale realizzato nel 1935 da Mario Sironi nell'aula magna del rettorato della Sapienza. Dove il restauro cominciato nel luglio 2015 sta riportando alla luce il dipinto originale dell'artista, celato dall'estesa ridipintura degli anni '50, realizzata per nascondere i simboli del regime fascista - dal fascio littorio al profilo del duce equestre sull'arco trionfale ma anche per annullare la matrice stilistica dell'opera. Lo strato grigio opaco che il pittore Carlo Siviero aveva steso sopra il cielo di Sironi si sta dissolvendo come una nube, lasciando il posto all'originale azzurro brillante che illumina ora le montagne brulle di reminescenza giottesca. Mentre la figura della Vittoria ha già recuperato il suo profilo netto, l'elmetto e la luminosissima spada. Anche il volto della Botanica ha ritrovato i propri tratti somatici, prima modificati dalla spessa bordatura nera con cui Siviero aveva marcato i contorni delle figure. Stravolgendoli, come i colori della tavolozza originale. A presentare i primi risultati del restauro, raggiunti ha sottolineato il rettore, Eugenio Gaudio - grazie «all'esemplare collaborazione » fra i ministeri dell'istruzione e dei Beni culturali, con la convenzione per il restauro dell'opera firmata dalla Sapienza e dall'Iscr, sono state ieri le responsabili scientifiche del progetto: Marina Righetti, direttore del dipartimento di Storia dell'arte e Spettacolo della Sapienza, e Gisella Capponi, direttore dell'Iscr. Insieme al segretario generale del Mibact, Antonia Pasqua Recchia, e alle direttrici dei lavori, Eliana Billi e Laura D'Agostino. Il cantiere, a cui partecipano sia studenti della Sapienza che allievi restauratori della Scuola di alta formazione dell'Iscr, si concluderà entro luglio 2017. Ma dai saggi di pulitura, seguiti alle indagini diagnostiche e alle analisi microchimiche, è emerso ha spiegato Capponi «che l'originale di Sironi, occultato prima con uno strato di carta da parati, poi da spessi strati di colore, non è perduto, ma anzi si conserva in buona parte». Da qui, la decisione di restituirlo alla fruizione pubblica, eliminando la ridipintura. «Una scelta critica meditata a lungo, che appare a questo punto doverosa ha sottolineato Righetti perché il dipinto costituisce un documento figurativo di straordinaria importanza rispetto alla produzione di Sironi, alla storia della Città Universitaria e, in generale, all'arte figurativa italiana tra le due guerre». Non è mancato, inoltre, il confronto con gli eredi del grande artista, che hanno messo a disposizione cartoni e bozzetti dell'opera per lo straordinario recupero di questo Sironi ora svelato.