(AGI) - Milano, 5 lug. - E' Roma la prima citta' dei creativi in Italia, li' ce ne sono il 24,62. Seconda Napoli con il 23,38, solo terza Milano con 22,87, seguono Palermo (22,52) e Torino (19,91). In generale comunque l'Italia e' in ritardo rispetto agli altri Paesi, con una media di creativi intorno al 14, contro il 34 dell' Irlanda, il 24 degli Usa ed il 20 della Spagna. Sono alcuni dei dati emersi da una ricerca dell'Ance, Associazione Nazionale Costruttori Edili, realizzata da Ambrosetti, dedicata alle citta' "intese come magneti di talenti creativi" e presentata stamane all'Urban Center di Milano, dal presidente dell'Ance Claudio De Albertis, da Paolo Borzatta senior partner di Ambrosetti e dall'assessore comunale Gianni Verga. La ricerca e' stata condotta attraverso interviste con sindaci, sociologi ed urbanisti, e con analisi sul campo delle citta' internazionali piu' competitive in termini di creativita' (tra cui Austin, Barcellona. Londra, Bilbao) per comprendere come si sviluppano attraendo nuove forze creative e di proporre cosa dovrebbero fare le citta' italiane per essere piu' attrattive. Nel nostro Paese sono state prese in esame Torino, Milano, Roma, Napoli e Palermo. Per creativi si intendono tutti coloro che nel proprio lavoro generano idee e innovazione, trovando soluzioni originali a problemi complessi: per cui rientrano nella definizione non solo gli architetti, i designer, gli stilisti, ma anche gli scienziati, i professori, gli avvocati, per esempio. "Bisogna invertire in parte la rotta - ha detto De Albertis - perche' all'economia dell'industria si sta sostituendo l'economia della creativita', dei creativi, di chi i problemi non li pone ma li risolve. Il nostro Paese, che parte da una posizione di vantaggio non deve subire la colonizzazione culturale e produttiva ma mettere a frutto le potenzialita' che gia' possiede". Cosa dovrebbero fare le citta' italiane per attrarre piu' forze creative? In base ai risultati della ricerca "e' necessaria una leadership forte - continua De Albertis - che sia espressione di una societa' civile che sappia trascinare dietro di se' le sue migliori forze economiche e sociali. E' fondamentale poter contare su una classe creativa che sia almeno il 30 della popolazione". "Occorre - aggiunge Borzatta - una leadership, una classe dirigente che detti il passo; che sulla base di un consenso ampio, sappia ideare una visione innovativa del futuro delle proprie citta' con un totale ripensamento economico e sociale e con un forte accento sulla capacita' di essere multiculturali, multietniche e tolleranti. Questo ripensamento deve poi incarnarsi in una decisa modernizzazione urbanistica: infrastrutture, edifici pubblici e privati, trasporti con una forte identita' che permettano ai creativi di 'sognare' di vivere li'". Citta' vivibili 24 ore su 24, culturalmente dinamiche. La scelta delle citta' al posto delle periferie e' spiegata dal fatto che nelle citta', oggi, si produce piu' del 50 del Pil mondiale e viene consumato il 90 delle risorse prodotte al mondo. Nel 2030, inoltre, si prevede che la popolazione mondiale che vive in citta' salira' al 75. Tornando alla situazione italiana, a parte le cinque citta' trainanti e che comunque hanno vari ostacoli da superare, il vero problema e' "che e' un Paese che per 20 anni non si e' modernizzato" ha spiegato Borzatta portando un esempio significativo: "il numero degli studenti stranieri che viene in Italia a fare un dottorato di ricerca e' meno dell'1. In Spagna e' il 12, in America del Nord del 30. I nostri punti forti sono il clima, il patrimonio artistico e paesaggistico. Ma se non creiamo le condizioni oggettive, la gente non si sposta solo per il clima". I risultati della ricerca saranno anche al centro di un forum, in programma alla Triennale di Milano, il 12 luglio prossimo, a cui parteciperanno tra gli altri il premio Nobel per l'economia Edward Prescott e Richard Florida professore e autore di libri sull'argomento.