«IL PETRUZZELLI potrebbe essere la Scala del Sud». Parla Michele Emiliano. Per dieci anni come sindaco di Bari, era stato il presidente della fondazione lirico-sinfonica. «Io, presidente, non facevo le assunzioni. A scegliere era il sovrintendente. Nel momento in cui riaprì il teatro, avevamo una forza lavoro di venti-ventidue persone. Al direttore generale del ministero dei Beni culturali, Salvo Nastasi, avevamo chiesto l'autorizzazione a procedere con le assunzioni. Autorizzazione che, però, tardava a materializzarsi. Così siamo stati costretti ad andare avanti stipulando una serie di contratti a termine. Era una stagione pionieristica, quella». E su quei tempi ragiona Carlo Fuortes che della Fondazione è stato commissario per un anno, dal 2012. E che ora ricorda: «Quando sono arrivato ho trovato una situazione non conforme alle regole o, per dire meglio, ho trovato una situazione determinata da scelte arbitrarie, dunque illegali». Sono passati quasi tre anni e ora Carlo Fuortes è sovrintendente dell'Opera di Roma. Ma non dimentica le polemiche aspre di quei giorni e snocciola i riferimenti legislativi: «L'articolo 3 comma 8 bis della legge 100 del 2010 sul Petruzzelli prevedeva espressamente una pianta organica concordata e l'autorizzazione alle assunzioni, a patto che si facessero attraverso procedure di evidenza pubblica.