LItalia e il Paese delle citta, e da qui si deve ripartire. Tanto piu se e vero che la globalizzazione e sostanzialmente una competizione tra territori, come sostiene Claudio De Albertis, presidente dellAnce (lassociazione dei costruttori edili italiani). Perche le citta? Perche sono incubatori di innovazione e sviluppo, perche stanno diventando sempre piu centri polarizzanti delleconomia, perche in citta si produce piu del 50 del pil mondiale e si consuma il 90 delle risorse prodotte. Ma le citta, per non restare emarginate, devono saper attrarre capitale umano altamente qualificato: la classe creativa, persone capaci di «generare salti di conoscenza e innovazioni nella risoluzione dei problemi». Non solo stilisti e designer, ma scienziati, ingegneri, artisti, architetti, manager e professionisti. Ma le citta italiane sono particolarmente indietro nella presenza di creativi. Bisogna quindi «invertire la rotta, dare una visione strategica alla citta, creare le condizioni per attrarre talenti e soprattutto farlo in tempi brevi» avverte De Albertis. Per aiutare a comprendere meglio questa emergenza lAnce ha commissionato una ricerca ad Ambrosetti, in cui si e analizzato come si sviluppano le citta attraendo forze creative, il caso di alcune metropoli che rappresentano una sorta di benchmark (come Austin, negli Usa, Barcellona, Bilbao, Londra, Shanghai o Valencia), la situazione di cinque citta italiane (Torino, Milano, Roma, Napoli e Palermo). La ricerca sara presentata il 12 luglio in un forum alla Triennale di Milano, cui parteciperanno anche il premio Nobel per leconomia Edward Prescott e il professor Richard Florida. La presenza media della classe creativa in Italia e intorno al 14 della forza lavoro totale, e negli ultimi dieci anni e cresciuta solo di un punto percentuale. Poca cosa rispetto alla media dei Paesi trainanti, attestata intorno al 25. E vero che nelle cinque citta italiane analizzate la presenza di creativi e superiore alla media nazionale (24,6 a Roma; 23,4 a Napoli; 22,9 a Milano; 22,5 a Palermo e 19,9 a Torino) ma e ancora lontana da quel 30 necessario per garantire uno sviluppo economico di lungo periodo, come sottolinea Paolo Borzatta, senior partner di Ambrosetti. Nei prossimi dieci o ventanni si affermeranno tre o quattro grandi capitali del mondo (candidate sono Londra, New York, Shanghai e Tokio) e una ventina di grandi capitali regionali (tra queste Parigi, Berlino, il Cairo, Madrid, Mosca). Per non restare emarginate le citta devono avere una strategia precisa: Pechino ha definito il proprio progetto per il 2020; Francoforte, Lione o Barcellona hanno messo a punto il piano di sviluppo a fine anni 90, lItalia e in fortissimo ritardo, Austin, secondo il presidente Ance uno dei casi piu interessanti, in una decina danni «ha rinnovato completamente il proprio tessuto urbano, la gente e andata a vivere li e le industrie, come la societa di elettronica Dell, sono state costrette a seguirla». Anche Londra sta puntando molto sulla creativita (che contribuisce per il 14 circa al pil dellarea, seconda solo ai servizi finanziari), mentre Shanghai ha creato 18 parchi per accogliere aziende creative (stilisti e designer, ma anche ingegneri e ricercatori). Talenti, tecnologia e tolleranza sono le tre T per vincere la sfida. La ricerca dellAnce, oltre allanalisi, offre anche una serie di indicazioni sulle linee da seguire. Ma la cosa piu importante e «far capire lurgenza e far scoccare la scintilla del cambiamento». A Milano, aggiunge De Albertis, servirebbe molto un grande evento, come la candidatura alle Olimpiadi del 2016. Il Sole 24 Ore