Inaugurati i restauri di teatro e anfiteatro - Cividate, ecco il Parco romano Inaugurato il Parco archeologico con anfiteatro e teatro risalenti al I secolo d. C. L'anfiteatro dì Cividate era del tipo a struttura piena, meno costoso rispetto a quello su arcate ed inoltre poteva sfruttare la pendenza del terreno. Costruito nel I secolo d. C., massimo all'inizio del II, ha forma ellittica: l'asse maggiore misura 73 metri, quello minore 65. La parte a monte è stata realizzata sfruttando il pendio della collina su cui poggiano le gradinate, mentre quella in corrispondenza dell'asse maggiore era in muratura. Aveva due aperture principali sull'asse maggiore e tre aperture di servizio una di esse immetteva ad un locale per i gladiatori e un'altra ad un ambiente per le bestie feroci. I gladiatori uscivano dalla caserma, facevano pochi metri ed entravano nel sacello addossato all'anfiteatro. Davanti alla nicchia degli dei, già bardati per il combattimento si raccomandavano ad Ercole, a Diana o a Marte, affinché mandassero il coraggio e la vittoria. Altri pochi passi ed entravano nell'arena, accolti dal boato dei Cives camuni. Lottavano fra loro, oppure contro le bestie feroci che, attraverso i corridoi, dalle gabbie esterne entravano nel circo. Per la gioia dei cittadini i quali, in alternativa (ma gli spettacoli di sangue avevano ben altro gradimento...) potevano assistere a tragedie o commedie nel vicino teatro. Oppure chiacchierare nelle terme, quasi a ridosso dei due edifici pubblici. Era il I secolo d. C. I camuni erano stati sottomessi dalie legioni romane di Publio Silio nel 16 a. C. Il sacello è uno dei luoghi più suggestivi del Parco archeologico romano di Cividate inaugurato ieri pomeriggio. Una tettoia sovrasta il locale, così come un'altra simile struttura conserva le gradinate dell'anfiteatro scampate alla distruzione dei secoli. Due protezioni tutt'altro che invasive, come ha riconosciuto il ministro dei beni culturali, Giuliano Urbani, ospite per l'occasione davvero importante: non solo per Cividate, ma per tutta la Valcamonica. Non a caso all'inaugurazione del Parco ha partecipato uno stuolo di autorità. In prima fila, giustamente, i rappresentanti degli enti artefici di questa perla archeologica: accanto al ministro Urbani il sindaco Francesco Gelfi, l'assessore regionale alle Culture Autonomie e Identità, Ettore Albertoni, il presidente della Provincia, Alberto Cavalli, il presidente della Comunità montana, Giampie-ro De Toni, il collega del Bim, Edoardo Mensi. E poi un camuno doc come il cardinale Giovan Battista Re, il prefetto Annamaria Cancellieri, i sindaci della Valle, parlamentari, assessori provinciali, consiglieri regionali, amministratori. Insieme per ammirare il lavoro compiuto dai tecnici della Soprintendenza (guidati daUa dott. Valerla Mariotti) e per dirsi che, da ieri, la Valcamonica ha uno strumento in più per il suo rilancio. L'ha marcato bene il sindaco Gelfi: «Il Parco è un'occasione irripetibile a favore di tutta la nostra Valle, soprattutto in questi momenti di difficoltà economica. L'offerta turistica è un'alternativa valida, coerente con la vocazione del territorio». Un'opportunità da cogliere tutti insieme, però: «Bisogna lasciar perdere le ambizioni localistiche e di campanile» In questo senso vanno Cividate, Breno, Berzo Inferiore e Bienno che hanno sottoscritto un accordo di programma con Regione, Provincia, Ministero, Bim, Comunità montana per valorizzare l'intera zona: con il nuovo Museo archeologico a Cividate, il castello e il Parco della Minerva a Breno, il Museo del ferro a Bienno, la miniera di Piazzalunga a Berzo, gli itinerari storici e i percorsi ciclopedonali. «Lanciamo un messaggio di speranza ai giovani - ha affermato il sindaco - perché si colmino le distanze con altre aree più ricche del Bresciano». Che si debba continuare su questa strada è convinto anche Giuliano Urbani: «Se no, perché avremmo realizzato tutto questo? Dobbiamo pensare al futuro, a completare quanto iniziato». Innanzitutto il Parco «Va arricchito con nuovi pannelli didattici, con più notizie sulla vita collettiva quotidiana di quel tempo». Bisognerà, poi, realizzare gli accordi che si riferiscono agli altri progetti. «Il Parco testimonia l'importanza storica di queste valli operose, piene di bellezze paesaggistiche, ad alta vocazione turistica. In Italia, ovun-que sono state valorizzate le scoperte archeologiche - ha detto Urbani -si sono registrate positive ripercussioni sul turismo». Un tasto toccato anche da Alberto Cavalli: «La Valcamonica può rinnovare la sua vitalità economica partendo dalle ricchezze culturali», n presidente della Provincia ha ricordato i corsi universitari di Edolo e Capo di Ponte, il Festival Crucifixus, gli istituti scolastici superiori, le iniziative oggetto degli accordi di programma. Su questi ultimi ha insistito l'assessore regionale Ettore Albertoni, indicando il Parco di Cividate come «esempio felice di collaborazione fra gli enti locali. Questo - ha ribadito anch'egli - è solo l'avvio dell'integrazione dei quattro Comuni per lo sviluppo e il recupero del patrimonio storico, monumentale e morale». E di patrimonio morale ha parlato anche mons. Giovan Battista Re. «Cividate ha grandi tradizioni religiose. Ora il paese sta facendo un notevole sforzo di modernizzazione: mi auguro che il progresso sia congiunto alla custodia dei valori di questa terra per costruire un avvenire degno di persone umane». Da ieri, dunque, Cividate offre ai bresciani, in particolare agli studenti, uno straordinario sito ricco di anni e suggestione. Venire quassù per visitarlo vale davvero la pena. L'anfiteatro, il teatro, ma anche le tracce perimetrali di alcuni ambienti di servizio e delle terme costituiscono una lezione originale e diretta di storia romana. Il Parco sarà gestito dalla Soprintendenza, che ne curerà l'apertura e la manutenzione, il Comune dovrà pensare alle attività e alla didattica, con la possibilità di ' promuovere manifestazioni e spettacoli. Laddove, duemila anni fa, la Civitas comunnorum acclamava i gladiatori. II teatro risale alla fine del I secolo d. C. Della struttura originale è rimasto un terzo. In particolare è visibile la cavea, appoggiata alla collina nella parte centrale, mentre le ali sono costituite da due grandi terrapieni contenuti dai muri perimetrali. Riconoscibile anche l'adito, vale a dire il passaggio che collegava l'orchestra (lo spazio fra la scena e ie gradinate) alla versura (i moderni foyers) e permetteva l'accesso alla parte bassa della -cavea e dei suoi sedili II teatro venne costruito in pietre spaccate e malta con paramento in pietre.