Il regolamento Unesco per garantire la fiorentinità? Palazzo Vecchio, dopo le linee guida, mette nero su bianco le regole. Ieri, la giunta comunale ha ratificato i nuovi requisiti per poter aprire un'attività senza dover chiamare in causa la commissione tecnica (quella chiamata a valutare le eventuali deroghe). Insomma, ora diventano chiari i criteri per aprire un negozio di alimentari o un ristorante senza dover rischiare di restare appesi al giudizio della burocrazia. Un minimarket, o un negozio di alimentari, dovrà mettere in vendita il 50 per cento di prodotti di filiera o del territorio (il principio vale per le nuove attività, a quelle già esistenti vengono concessi tre anni per adeguarsi). Per un nuovo ristorante, ecco un sistema di referenze a punti: per evitare di incappare nella commissione tecnica, sarà sufficiente soddisfarne 30 dalla lista stilata da Palazzo Vecchio. Confermata anche la regola del «fresco» per le nuove gelaterie: chi evita latte a lunga conservazione e bustine di aromi industriali può aprire l'attività senza chiedere il permesso; altrimenti, tutto viene di nuovo affidato alla discrezionalità del giudizio dei tecnici. Se, in prima istanza, il Comune aveva posto delle regole molto difficili da soddisfare (a partire dal 70 per cento di prodotti del territorio), a metà maggio l'assessore allo Sviluppo economico Giovanni Bettarini si era accordato con le associazioni di categoria (Cna, Confindustria, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Coldiretti, Cia e Upa) per rendere i requisiti meno insormontabili e per semplificare il quadro normativo. Ieri l'accordo è stato ratificato dalla giunta. «Una scelta importante che ci consente di tutelare il centro storico di Firenze e la qualità dell'offerta della nostra città spiega Bettarini Un percorso partito con l'adozione del regolamento e che diventa sempre più concreto con l'approvazione di questo disciplinare anche sulla base dell'accordo raggiunto con le categorie. Un'intesa che tiene conto dell'esigenza di distinguere tra vendita e somministrazione e di individuare una quantificazione adeguata dei prodotti, tenendo conto della loro effettiva disponibilità. La visione è quella di considerare il commercio una parte del valore e dell'identità di questa città». «Per questo prosegue l'assessore confermiamo la massima attenzione e responsabilità a ciò che avviene nel centro storico e siamo sempre più convinti che la tutela di Firenze passi da interventi innovativi come questo».