Il ddl passa alla Camera dopo che il governo era stato sconfitto a ripetizione Prodi all'attacco: «La maggioranza non tiene più. I suoi parlamentari non si ritengono nemmeno più vincolati, e per questo in aula mancano interi gruppi» ROMA Il ddl sulla competitività è a metà strada. Approvato ieri dalla camera (227 sì, 211 no e 1 astenuto) passa ora al senato. Ma per la maggioranza l'approvazione di Montecitorio non è decisamente occasione di brindisi. Il percorso della legge è stato accidentato sino all'ultimo secondo. Nel complesso il governo è stato battuto otto volte, ha dovuto registrare, proprio ieri, la sconfitta numericamente più pesante dall'inizio della legislatura e si è dovuto piegare al parere delle commissioni su una articolo relativo al volontariato, accettandone l'abrogazione. Così a brindare è invece l'opposizione. «Non è - attacca Prodi - un incidente, come in altre occasioni. Adesso il problema è una maggioranza che non tiene più. Il governo va sottoperché i parlamentari della maggioranza non si ritengono neanche più vincolati. In aula mancavano interi gruppi...». La giornataccia era iniziata proprio con la votazione sull'art.26 del provvedimento, quello sul volontariato. Con le commissioni favorevoli all'emendamento abrogativo, il governo si è rimesso al parere dell'aula, pur segnalando il proprio disaccordo. Emendamento approvato, articolo abrogato. Subito dopo è stato il turno di un emendamento diessino sulla trascrizione degli atti di destinazione. Secondario nella sostanza ma importante politicamente. In caso di nuova sconfitta, il governo sarebbe arrivato alla bella cifra di sette scacchi dall'inizio della disucssione sul ddl. E così è stato. «Il voto - già cantava vittoria il capogruppo rifondatore Giordano - dimostra che la maggioranza è allo sfascio». L'incidente serio doveva però ancora verificarsi. Ai voti c'era di nuovo un emendamento, stavolta però presentato da Forza Italia con tanto di parere favorevole del governo e degli stessi relatori. E in questo caso l"argomento, le infrastrutture del ponte sullo stretto di Messina, non era affatto secondario. La Lega ha però votato con l'opposizione e il governo ha dovuto registrare una nuova sconfitta. L'ottava. Senza l'interruzione della seduta, richiesta dalla maggioranza, la lista dei disastri sarebbe probabilmente stata anche più folta. I banchi della maggioranza erano infatti deserti. Oltre 200 gli assenti, soprattutto nelle file nazional-alleate, ridotte e poco più di un quarto degli effettivi. I deputati di An erano presenti solo al 26, quelli del Carroccio al 42, l'Udc schierava la metà esatta dei suoi deputati e Forza Italia il 51. «E' un livello di assenze intollerabile», è sbottato il presidente della camera Casini. Il commento più duro, dopo quello di Romano Prodi, è arrivato dalla delegazione della Margherita. «Il primo atto politico del governo dopo le convention di An e dell'Udc - ha detto il vicecapogruppo della Margherita Lusetti - è stato un disastro. Il governo è al capolinea». La Quercia ha preferito entrare maggiormente nel merito: «Avevamo definito questo provvedimento una scatola vuota - ha affermato il capogruppo in commissione bilancio Ventura - una scatola vuota' e abbiamo lavorato per migliorarlo. Ci siamo riusciti ma ciononostante il ddl resta largamente insoddisfacente perché non affronta i nodi strutturali della mancanza di competitività del paese». E' probabile che, al senato, la legge abbia vita meno difficile. Ma il segnale lanciato ieri alla camera è particolarmente inquietante, per la maggioranza, perché lascia intravedere la possibilità di un percorso quanto mai accidentato per la finanziaria, che sarà discussa quasi a ridosso delle elezioni, quando nessuna forza di una maggioranza già allo stremo vorrà assumersi la responsabilità di scontentare la propria base elettorale di riferimento.