All'indomani dell'affondo di Vittorio Sgarbi che ha parlato di «scempio» imposto dall'Università, si riapre il dibattito sull'ampliamento dell'ex Collegio Baroni. Gli abitanti del quartiere si dividono tra oppositori e sostenitori della scelta dell'ateneo. Il conte Silvio Piccinelli prende le distanze da Sgarbi e invita al dialogo. Il conte Silvio Piccinelli non si aspettava l'apertura di un nuovo dibattito sull'ex Collegio Baroni, confinante con il suo parco, inviando delle foto a Vittorio Sgarbi. Ma si sa, il professore è incontenibile. A seguito della visibilità mediatica, Piccinelli afferma: «Inutile guardare al passato, non gioverebbe né all'Università né alla città. Le mie energie sono dirette al futuro, per costruire un rapporto positivo e collaborativo con l'Ateneo e con il rettore Morzenti per concordare sia la realizzazione di elementi di dettaglio, che mitighino l'impatto della nuova costruzione sul parco, sia la promozione di un'iniziativa culturale di alto livello e respiro internazionale da ospitare in palazzo Piccinelli e nel suo giardino monumentale. Il tema dell'evento potrebbe essere la promozione del patrimonio culturale, artistico, paesaggistico di cui Bergamo può e deve fare elemento di elezione». E aggiunge: «Sarebbe un grande piacere se il rettore e Sgarbi si stringessero presto la mano per trovare un accordo su come mutare nel modo migliore e in positivo una situazione non felice, che arriva dal passato». Alla posizione del conte fa da contraltare la divisione dei residenti. Dopo la denuncia di Sgarbi c'è chi vive in prima linea l'impatto ambientale della nuova costruzione. «Questa casa appartiene alla mia famiglia da 110 anni dice Giuliana Villa aprendo le finestre della camera al primo piano di uno stabile in via San Tomaso . Prima vedevo alberi, il verde e gli orti e un campo da calcio che apparteneva all'ex Collegio Baroni, quando era convitto degli studenti dell'Esperia. Adesso non è proprio un bel vedere. È da 7 anni che denunciamo questo cantiere, ma non è valso a nulla». Al contrario c'è chi aspetta di «vedere l'opera finita per pronunciarsi», commenta Francesca Olmo, dipendente delle Legatoria d'arte in via San Tomaso e residente in via Pignolo. Per lei l'ampliamento dell'ex Collegio Baroni è «una ricchezza per la zona, implicando l'arrivo di un giro maggiore di universitari afferma . Se poi il giardino sarà accessibile anche ai cittadini e non solo agli studenti sarà un bene. Porterò anche i miei figli». La presenza di un movimento di universitari fa ben pensare anche Paolo Arizzi, perché «sarà più facile affittare le case», sostiene, pur lamentandosi dei parcheggi per residenti tolti e della viabilità cambiata a seguito dell'apertura del cantiere in via San Tomaso abbandonato da 4 anni per il crollo di un muro. Se per lo studente Armand Kercuku «la costruzione delle aule era necessaria», per il titolare del bar Perry, Pierfranco Scarpellini, l'apertura di uno spazio ristoro nell'ex collegio «potrebbe arrecare una perdita di clienti». Poi c'è chi da vicolo San Tomaso, pensando all'accesso di furgoncini di fornitori per la mensa sbotta. «Subisco già un impatto ambientale per le macchine che passano e vanno nei garage del conte Piccinelli, figuriamoci altri mezzi lamenta Miriam Modiano . Questo vicolo dovrebbe essere pedonale. E poi guardi. Prima aprivo la finestra e vedevo piante, ora il cemento. Uno scempio. Ha ragione Sgarbi».