Un dossier nelle mani del magistrato: accessi negati e cemento fra Molfettae Barletta II dossier del perito nominato dalla Procura di Trani da una svolta all'inchiesta sugli abusi tra Moffetta e Barletta Scempio delle spiagge, nove indagati Cemento e accessi negati, nei mai i titolari di lidi e ristoranti HANNO chiuso le spiagge. Buttato cemento sulla costa. Ora sono indagatici alla Procura di Trani per aver distrutto le bellezze naturali delle spiagge pugliesi. Nove persone, titolari di lidi e ristoranti nella zona traMolfetta e Barletta, sono coinvolte nell'inchiesta aperta dal pm Achille Bianchi sugli accessi negati al mare sul litorale a nord di Bari. Le situazioni individuate sono nove. Si va dal Lido Colonna a Trani alla frequentatis-sima spiaggia di Salsello a Biscglie. A Barletta, per esempio, il titolare di un lido avrebbe abusato delle concessioni demaniali realizzando opere in cemento in luogo delle strutture amovibili previste dalle autorizzazioni. Le situazioni più critiche si sarebbero verifi-cate però a Molfetta. Da una parte alcuni ristoratori hanno realizzato vari abusi sulla costa. Dall'altra i gestori dei lidi hanno iniziato a cementificare e distruggere la scogliera. I casi più eclatanti riguardano lo "Scoglio Lido d'Inghilterra" e lido "Marina Piccola". Quest'ultimo fa parte di una seconda inchiesta della Procura di Trani, condotta dal sostituto procuratore Carla Spagnuolo, che ha portato al sequestro probatorio della struttura (ora dissequestrata) la scorsa settimana. Gli inquirenti hanno accertato che i proprie tari della struttura avevano sbancato gli scogli e costruito una piattaforma di cemento in riva al mare. Al lido "Scoglio d'Inghilterra" invece i problemi riguarderebbero alcuni lavori illegittimi effettuati sulla scogliera: la spiaggia, tra le altre cose, sarebbe stata pavimentata con le piastrelle. Tutte le situazioni sono documentate in un dossier che è stato depositato ieri alla Procura di Trani da un ingegnere nominato dal pm Achille Bianchi. L'inchiesta era nata lo scorso anno dopo un'inchiesta di Repubblica che aveva raccontato lo stato di emergenza delle coste nella provincia di Bari. Acquisito l'articolo, le indagini so -no andate avanti per un anno. Il Roan della Guardia di Finanza ha battuto il territorio, con riprese navali e aeree. Le associazioni ambientaliste - dal Wwf a Legambiente - hanno prodotto fotografie e documentazioni. Ora, dopo la consegna della perizia tecnica e l'iscrizione nel registro degli indagati dei nove presunti responsabili degli abusi, l'inchiesta è al giro di boa. Due i fronti: da una parte si analizzano gli abusi edilizi. Dall'altra si analizzano, cartine alla mano, gli accessi pubblici al mare. Proprio ieri il circolo Legambiente di Trani e il gruppo consiliare dei Verdi hanno presentato un esposto alla Procura di Trani - che è confluito nel fascicolo del pm Bianchi -per denunciare la situazione dei due chilometri di costa tra Trani e Bisceglie. Secondo il partito e l'associazione ambientalista Trani ha «da molti anni il triste primato pugliese di percentuale di costa inaccessibile e, quindi non fruibile perla balneazione, calcolata in funzione dei circa sedici chilometri di costa totale». In particolare, a nord della città «ci sono quattro chilometri deturpati dagli apporti illegali dei resti della lavorazione della pietra che per decenni hanno riversato le segherie poste lungo la costa e che nonostante siano state condannate con sentenze definitive a risarcire i danni ambientali, non vi hanno ancora provveduto». A sud invece le ville hanno di fatto privatizzato il litorale verso Bisceglie, impedendo secondo Verdi e Legambiente «l'accesso dei cittadini alla costa». Su questo argomento è intervenuto ieri anche il consigliere regionale del partito ambientalista, Domenico Lomelo, con un'interrogazione agli assessori regionali al Demanio e all'Ambiente. «La situazione di Trani è drammatica - scrive Lomelo - A partire dal cosiddetto lido "Matinelle" sino al confine della città di Bisceglie, lungo la statale 16, accade che è stato reso impossibile, ormai da tanti anni, l'accesso al mare». Lomelo spiega poi come «tutte le strade che perpendicolarmente collegano la statale 16 con il mare in quel tratto di costa, sono state chiuse con cancelli di ferro sui quali è appostala dicitura Strada privata». Vista la situazione secondo il consigliere dei Verdi, «è un dovere delle pubbliche amministrazioni, ognuna per la sua competenza, adottare i provvedimenti più opportuni ed urgenti» e per questo chiede inoltre che sia attivata «immediatamente l'agenzia del Demanio con provvedimenti urgenti per ridare a tutti i cittadini il mare rubato».