A metà giugno via alle nuove regole per tutelare i beni paesaggistici Il «no» all'ampliamento del centro commerciale Porte Franche di Erbusco sembra fungere da volano alla tutela dell'intera Franciacorta, che da anni sta progettando la drastica riduzione di cemento e la valorizzazione delle sue eccellenze agricole e paesaggistiche. La conferma arriva dallo stesso assessore regionale al Territorio, Viviana Beccalossi: «Verso metà giugno approveremo il Piano territoriale regionale d'area per la tutela della Franciacorta, concretizzando così il lavoro condiviso in questi anni da tutti i diciotto comuni e dal consorzio vini, per arginare l'arrivo di nuovo cemento e valorizzare la viticoltura e le bellezze paesaggistiche». Un percorso iniziato nel 2011 con l'accordo «Terre di Franciacorta», sottoscritto da tutte le amministrazioni locali (coordinate dall'allora sindaco di Paderno Franciacorta, Antonio Vivenzi) affiancate da Fondazione Cogeme. Ed arrivato all'avvio del procedimento formale nel luglio 2015, con la pubblicazione sul Burl delle linee guida del programma. Il principio cardine del progetto mira a «minimizzare il consumo di suolo libero», soprattutto attraverso la rigenerazione delle aree dismesse e del suolo degradato. Coordinate che si trovano nella stessa legge 31 del 2014, messa in pratica nello stesso Pgt di Brescia. Ma nel Ptra Franciacorta non si dimentica la promozione di iniziative per rafforzare la vocazione turistica, sviluppare l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e della mobilità sostenibile. E valorizzare le produzioni agroalimentari di qualità. I vini su tutto. «La Franciacorta è un'area territoriale di assoluto pregio ambientale e culturale, in cui la coltura del vigneto costituisce uno dei più importanti elementi connotativi del paesaggio collinare e pedecollinare e, insieme, un indiscutibile fattore identitario» si legge nella delibera della giunta regionale di 10 mesi fa, che prosegue: «Nonostante questa forte vocazione agricola la Franciacorta oggi si presenta nel complesso come un territorio molto antropizzato, oggetto di intensa trasformazione, dove la presenza di attività produttive e commerciali è notevole». Ecco, fermare il pullulare di piccoli capannoni e villette che fino a pochi anni fa hanno ridisegnato i confini di molti paesi, è il fine ultimo di questo strumento urbanistico. Maurizio Zanella, patron di Ca' del Bosco e fino ad un anno fa presidente del Consorzio di tutela dei vini di Franciacorta (carica oggi coperta da quel Vittorio Moretti che ha proposto l'ampliamento delle Porte Franche) non può che salutarlo come un evento storico. «Ho lavorato sette anni al Ptra spiega da Monaco, dove si trova per la presentazione del documentario "F for Franciacorta" . Ho cercato di convincere amministratori scettici che servivano regole per qualificare il nostro territorio, che deve essere rispettato non solo in funzione del suo vino. La congiuntura economica ci ha dato una grossa mano, fermando le speculazioni edilizie. Ora abbiamo un bisogno assoluto che questo Ptra parta. Non sarà la soluzione definitiva ma è un primo step per portare gli amministratori a decisioni concertate, dalle regole urbanistiche alle piste ciclabili». Zanella prende le distanze da certo ambientalismo integralista: riconosce che gli errori cementizi del passato erano dettati anche dalla necessità «di sbarcare il lunario». Ma ora è arrivato il momento di voltare pagina: «non possiamo avere la botte piena (i turisti sul territorio, ndr ) e la moglie ubriaca (cementificare come in passato, ndr ).» Un plauso alla promessa dell'assessore Beccalossi arriva anche da Angelo Bergomi, responsabile provinciale Ambiente del Pd: «È solo l'inizio e non la conclusione di un iter che non sarà breve. Ora c'è da augurarsi che i principi di quel piano si traducano concretamente nei singoli pgt, nei singoli regolamenti edilizi, andando a porre paletti ben precisi sulle richieste di nuovo cemento. E tenendo conto anche di altre istanze, ad esempio la richiesta di Legambiente di sviluppare un parco agricolo». Bergomi però tocca un altro punto nodale della questione: «Il Ptra deve essere messo in collegamento anche con i piani di settore. Ricordo che il piano cave è scadenza; se un imprenditore privato chiede di estendere i bacini esistenti sul territorio della Franciacorta che succede con questo Ptra?» Stessa questione andrebbe posta per il piano rifiuti, anche se la Regione ha già vietato la realizzazione di nuove discariche a 500 metri dalle zone di pregio della Franciacorta. «È un incredibile occasione per evitare in futuro scontri davanti al Tar e dire una volta per tutte cosa si può e non si può fare in Franciacorta». Bergomi però chiede un supplemento d'impegno sul fronte discariche, visto che l'ovest bresciano ne conta una trentina, moltissime abusive, sorte fino agli anni Ottanta, prima di una normativa di riferimento: «Servirebbero indirizzi precisi che ne incentivassero le bonifiche».
Corriere della Sera
31 Maggio 2016
Basta cemento in Franciacorta ecco il piano territoriale d'area
PI
Pietro Gorlani
Corriere della Sera
L'assessore regionale al Territorio, Viviana Beccalossi, ha confermato che il Piano territoriale regionale d'area per la tutela della Franciacorta sarà approvato a metà giugno. Il piano mira a ridurre il consumo di suolo libero e a valorizzare la viticoltura e le bellezze paesaggistiche. La Franciacorta è un territorio antropizzato con una forte vocazione agricola, ma è necessario fermare il pullulare di piccoli capannoni e villette che hanno ridisegnato i confini dei paesi.
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